NON VA SMARRITA L’IDENTITA’ ACQUISITA
Un Pescara brutto come quello del primo tempo con il Bologna non lo avevamo mai visto, la speranza ovviamente è di non vederlo mai più. Una squadra del tutto sconosciuta, praticamente priva di quella...
Un Pescara brutto come quello del primo tempo con il Bologna non lo avevamo mai visto, la speranza ovviamente è di non vederlo mai più. Una squadra del tutto sconosciuta, praticamente priva di quella precisa identità che l'allenatore aveva saputo dargli nel corso di due mesi di apprezzato lavoro: 4-3-3, tanta corsa e pressing, i raddoppi sulle fasce laterali, le mezze ali pronte a coprire ma anche a proporsi nell'area avversaria, intensità e gran sacrificio da parte di tutti, le recite migliori con il Chievo in Coppa e con il Trapani all'esordio in campionato.
Tutto questo venerdì lo abbiamo rivisto solo quando la partita era stata praticamente buttata via con un primo tempo giocato alla rovescia da una squadra snaturata tatticamente: un finto tridente offensivo con Lazzari esterno al posto di un attaccante vero, un mediano di troppo a centrocampo (Guana e Pires), in panchina diversi giocatori (Zuparic, Nielsen, Pasquato) che avevano dato un valido contributo nel processo di crescita del collettivo.
Il Pescara così è rimasto prigioniero dei suoi improvvisati equilibri per 28 minuti, tanto da rendersi minaccioso in area avversaria in una sola occasione (tiro di Maniero) peraltro grazie a uno svarione di un difensore del Bologna, il pesante rovescio arrivato prima del riposo è stato quasi la logica conseguenza del lungo approccio sbagliato e della mancanza di certezze che pure sembravano consolidate.
Valeva la pena battere nuove strade, probabilmente studiate, rigorosamente a porte chiuse, nel corso dei quattro giorni che hanno preceduto la sfida col Bologna? Decisamente no, come del resto dimostra il secondo tempo giocato, tra gli applausi dei tifosi, con coraggio, a viso aperto e non solo col cuore da una squadra che aveva ritrovato appunto identità, compattezza e sicurezza, ovvero tutto quello che serviva per mettere a nudo i disagi e le carenze di un avversario tutt'altro che irresistibile, arrivando ad un soffio da uno strameritato pareggio.
Resta questa la strada da percorrere, partendo dal principio che l'organico particolarmente agguerrito e ricco di alternative uscito dal mercato deve essere una risorsa in più per un collettivo che funziona e non un mezzo per stravolgerne l'affidabilità.
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