Non è la Juve migliore ma resta la più forte

27 Luglio 2020

Vince anche se non ha la difesa-bunker e l’attacco più prolifico

Nel 2012, quando la Juventus ha iniziato la dittatura in serie A, c’erano Papa Benedetto XVI al Vaticano, Barak Obama alla Casa Bianca e Mario Monti a Palazzo Chigi. Dopo nove anni il mondo è cambiato, ma sventola ancora la bandiera bianconera in cima alla serie A. La Juve ha vinto con Conte, Allegri e Sarri. È passata dai colpi a parametro zero fino ad acquistare Cristiano Ronaldo dal Real Madrid per oltre 100 milioni. Ha iniziato a dominare con Pirlo, Quagliarella e Vucinic; poi, si è ripetuta con Pogba e Matri; ancora con Tevez, Morata e Vidal; fino ad arrivare a Dybala e Cristiano Ronaldo. Bonucci e Chiellini sono gli unici protagonisti dal 2012 a oggi. Tra le nove Juventus questa è quella che ha entusiasmato di meno, vuoi perché le attese erano tante vuoi perché il potenziale non è stato espresso fino in fondo. Ci si attendeva la mano di Sarri che non si è vista. Ha vinto perché più forte e perché è abituata a vincere. Nella passata stagione lo scudetto era arrivato alla 33ª giornata, questa volta a due giornate dalla fine e con la sensazione di una stanchezza figlia anche di un’età media, 28,8 anni, che è la più alta della serie A. In questi anni la società ha sempre saputo rinnovare la squadra per creare nuovi stimoli.
Ora c’è anche la necessità di ringiovanirla. Non a caso sono stati già ingaggiati Kulusewski e Arthur. Servirà altro ancora per rimanere al vertice.
La Juve ha vinto perché ha l’organico più forte e profondo. Ha Cristiano Ronaldo, l’unico ad aver messo a segno più di 50 gol in Premier, in Liga e in serie A. Punta a conquistare anche il titolo di capocannoniere. Il club ha un monte ingaggi di 250 milioni al lordo, un numero che rende l’idea di un potenziale chiamato a dare il meglio anche in Champions. Era la favorita, in serie A, e ha mantenuto fede alle attese. Inter e Napoli erano descritte come le principali antagoniste e solo i nerazzurri hanno lottato fino alla fine al contrario dei partenopei che si sono persi per strada. Dybala e Cristiano Ronaldo sono i simboli del titolo italiano numero 36 della Juve. Che per la prima volta durante gli anni della dittatura non ha la difesa meno battuta (38 gol incassati in 36 gare). Nemmeno l’attacco più prolifico (è dell’Atalanta). Dal 2008 in serie A vince chi prende meno gol, questa volta non sarà così. Non lo sarà perché la Juventus in questi anni non aveva mai subito più di 30 reti. In questa stagione, invece, si è notata la mancanza di solidità del pacchetto arretrato, tra l’altro orfano di Chiellini infortunato. Colpa anche dello scarso rendimento dei laterali. Una conseguenza di questa fragilità è la perdita di 18 punti da una situazione di vantaggio. In trasferta la Vecchia Signora ha perso cinque gare, quattro nonostante fosse passata in vantaggio. Memorabili le rimonte subite dal Milan e dal Sassuolo post lockdown. Eppure ha saputo stringere i denti: ha retto l’urto con Inter e Lazio e poi dopo la lunga pausa è riuscita a creare il solco nonostante le ultime battute a vuoto.
La Supercoppa persa con la Lazio e la coppa Italia andata al Napoli (ai rigori) le hanno dato un pizzico di umanità, ma per evitare che questa stagione anomala venga archiviata come una delle tante c’è bisogno dello sprint finale in Champions. Dalla sfida con il Lione (il 7 agosto si partirà dall’1-0 per i francesi) all’eventuale final eight in Portogallo, ma c’è bisogno di un’altra Juventus. Che dia sfogo fino in fondo al suo potenziale. Quello espresso in campionato non era all’altezza delle attese.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA