Notaresco abbraccia il campione Formicone

14 Marzo 2019

Il 47enne iridato festeggia con familiari e amici al suo rientro dall’Argentina: «Dai quarti in poi mi sono sentito inarrestabile. Riposo? Penso alla prossima gara»

NOTARESCO. È stato un ritorno a casa pieno di sorrisi quello di Gianluca Formicone, 47 anni di Notaresco, laureatosi campione del mondo di bocce, specialità Raffa, nel torneo appena finito Argentina, con tanto di festa a sorpresa, organizzata dalla moglie Sonia con gli amici di sempre: abbracci, cori, e brindisi per il campione che si è ovviamente lasciato trasportare dal fiume di allegria: «La vittoria regala sensazioni incredibili, ma vedere tutta queste persone che ti vogliono bene, è impagabile», ha raccontato il “Computer”, come lo chiamano nell’ambiente per la grande precisione del suo gioco, che poi, è proprio il caso di dirlo, a bocce ferme, ha raccontato i momenti clou del suo mondiale: «Sono stato bravo ad interpretare il gioco nel modo giusto, su campi che non rispondevano: mi sono dovuto forzare in certi casi, perché avendo capito che si poteva passare solo in alcuni punti obbligati, ho dovuto bocciare anche se le bocce dell’avversario erano ad un metro dal pallino. Una cosa strana, ma che serviva per arrivare fino in fondo».
L’altro aspetto fondamentale è stato gestire la pressione di dover vincere l’unico titolo mancante più volte sfuggito: «Lì mi ha aiutato il carattere: la tensione c’era solo nei tempi morti, in campo mi sono sentito come un leone», sorride l’atleta notareschino, che poi inquadra il match clou: «Quello contro l’austriaco Natale, che aveva fermato il mio sogno nel 2010: dopo sono stato inarrestabile», dice a ragione, visto che dai quarti alla finalissima ha lasciato solo 6 punti agli avversari: «Il brasiliano mi ha fatto il complimento più bello, dicendomi che ero il “Pelé delle bocce”», racconta divertito il campione, che poi ha ringraziato il commissario tecnico per come lo ha seguito: «Giuseppe Pallucca è stato bravissimo, lasciandomi giocare con grande libertà. Una mossa vincente, che mi ha permesso di esprimermi al massimo». Dopo 18 anni il titolo è tornato nel Bel Paese, la scuola italiana funziona: «La scuola teramana funziona», controbatte secco il campione, «Io arrivo dopo campioni come Renato Scacchioli e Dante D’Alessandro, che hanno segnato una strada fatta di lavoro, serietà e professionalità: ecco perché dico che abbiamo qualcosa in più degli altri, noi non ci accontentiamo mai. Io ad esempio, con la testa sono già proiettato alla prossima gara di Modena». La fame di vittorie non si placa neanche dopo un titolo mondiale: «Mai. Per dire qualche anno fa vinsi una gara in notturna a Cremona, iniziata alle 17 e terminata alle 5 del mattino del giorno dopo: doccia veloce, e corsa in macchina fino a Cagli, vicino ad Urbino, senza dormire neanche per un minuto. Lì giocai ancora fino alle 7 di sera. Naturalmente, quelle gare le vinsi entrambe», conclude il suo racconto Formicone, mentre a Notaresco ci si sta muovendo per preparare una grande festa in suo onore; ma il campione sta già pensando più lontano: «In autunno al circolo di Roseto organizzerò il secondo Memorial in ricordo dei miei genitori: farò venire tutti i migliori giocatori italiani».
Marco Rapone
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