Occorre chiarezza, il bilancio non dice quanto vale il club

1 Marzo 2017

di SAVERIO MANCINELLI* In questi giorni, forse perché sembra già dissolta "l'euforia antidepressiva - effetto Zeman", torno ad ascoltare frequentemente imprecisioni ed interventi atecnici sulla...

di SAVERIO MANCINELLI*

In questi giorni, forse perché sembra già dissolta "l'euforia antidepressiva - effetto Zeman", torno ad ascoltare frequentemente imprecisioni ed interventi atecnici sulla valutazione della società calcistica s.p.a. Delfino Pescara 1936; sostanzialmente e semplicisticamente si dice: i bilanci sono pubblici ed ognuno potrebbe trarre informazioni e svolgere valutazioni.

Le incertezze degli interessati e dei tifosi sono, poi, ulteriormente amplificate dalle dichiarazioni del Presidente della società, che se da un lato "piange" (dicendo, come si fa in politica, di aver ereditato debiti dalla "gestione precedente" e, nel contempo, di aver sempre rimesso del denaro nell'attività dell'impresa, tant'è che sembrerebbe lecita un'offerta del tipo: «Quanto mi dai se subentro nelle tue quote societarie?»), da altra angolazione "ride", facendo intuire - in ipotesi di cessione - una valutazione della maggioranza del pacchetto azionario di svariati milioni di euro.

Premettendo che il postulato indispensabile per un'alienazione è la sussistenza della reale volontà di vendere, personalmente ritengo che il valore di un qualsiasi bene sia dato dal prezzo che il mercato è disposto ad offrire per il suo acquisto in un determinato contesto storico; ciò premesso, posso affermare che le considerazioni da svolgersi sono differenti e che, tecnicamente, nessuna valutazione può evincersi dai bilanci pubblici. Senza addentrarmi in meandri aziendalistici riferisco che ci sono varie metodologie di valutazione d'azienda; tra le tante, due "principali": l'approccio con il metodo reddituale e quello con il metodo patrimoniale.

A mio avviso la metodologia reddituale (che individua il valore mediante la capitalizzazione di flussi di redditi attesi, utilizzando un certo tasso di rendimento) non è applicabile alle società calcistiche, stante la cronicità negativa dei risultati di esercizio (si tornerebbe all'offerta: «quanto mi dai se subentro nelle tue quote societarie?»).

Nel contempo, l'approccio patrimoniale (dove il valore di stima viene espresso detraendo dal valore delle attività quello delle passività, entrambe integrate e rettificate, quindi dopo aver svolto una valutazione analitica dei singoli elementi dell'attivo e del passivo, attualizzandone gli importi in termini di valori di mercato o di stima) presenta varie criticità per una società calcistica, che rendono “rette parallele” i dati pubblici di bilancio ed il valore di stima.

Tra le tante criticità, ne accenno solo due relative alle seguenti voci caratteristiche che compongono l'attivo di bilancio di una società di calcio. La prima. “Struttura e organizzazione settore giovanile”; tale voce individua i costi di gestione (stratificati in cinque anni) sostenuti per la promozione e l'organizzazione di tutto il settore giovanile, senza alcun specifico riferimento ai singoli tesserati; pertanto l'attività in bilancio è avulsa dal reale valore, da stimare in relazione alle potenzialità dei ragazzi di età inferiore ai 19 anni tesserati, ma senza contratto (l'intuizione sulla virtuale presenza di un “nuovo Verratti” potrebbe scardinare qualsiasi voce di bilancio …). La seconda. “I diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori”; la voce corrisponde alla situazione di vantaggio della società che detiene il diritto (contratto economico del calciatore) ad usufruire delle prestazioni sportive del professionista tesserato. Il valore dei diritti in argomento può essere iscritto nell'attivo di bilancio solo quando è stato sostenuto un esborso per il subentro nel contratto con il calciatore, pertanto è differente dal reale valore detenuto per tali diritti. Un esempio: il Pescara aveva contrattualizzato Lapadula “da svincolato” e pertanto, poiché nulla era stato pagato, in bilancio non vi era alcun valore; ovviamente con una stima a “prezzo di mercato” vi sarebbe stata - certamente - una sensibile rettifica in aumento del valore di tale posta attiva di bilancio.

Esistono poi voci immateriali che potrebbero non essere esposte in bilancio (marchi sociali) e necessitano una ponderazione sulla fiscalità latente (chi acquista le quote potrebbe avere una tassazione sulle plusvalenze realizzabili dalle future cessioni di calciatori).

In sintesi: i bilanci sono certamente pubblici, ma se non si possono sollevare tutti i “coperchi” delle attività e passività della s.p.a. Delfino Pescara 1936, nessuno potrebbe mai ipotizzare qual è il “prezzo giusto”, ergo l'eventuale offerta di un acquirente (con probabile diritto di prelazione, in quanto già azionista) difficilmente potrebbe essere ritenuta, o non ritenuta, oggettivamente congrua. Infatti, in difetto di un percorso aziendalistico-giuridico a supporto della stima, il mancato accordo potrebbe essere imputato ad una differente “valutazione soggettiva”, mentre è di fatto riconducibile all'insussistenza del postulato indispensabile per l'alienazione, ovvero alla mancanza della reale volontà di vendere… .

*commercialista e stimatore aziende calcistiche