«Occorrono la difesa forte e il bomber per la salvezza»

31 Luglio 2016

Il dirigente (in biancazzurro negli anni Novanta): «E’ fondamentale partire con il piede giusto per non andare subito in affanno. Mi piace Cristante»

PESCARA. Pierpaolo Marino sta trascorrendo le vacanze in Calabria: sole, riposo, lettura dei giornali e il telefonino sempre acceso. Il 62enne dirigente di origini irpine è momentaneamente fuori dalla serie A, dopo l’esperienza a Bergamo con l’Atalanta. E’ alla finestra e, ovviamente, segue tutto. Anche il Pescara con cui ha lavorato durante la gestione Scibilia, all’inizio degli anni Novanta.

Marino, come ci si salva in serie A?

«Servono tante cose insieme. Ad esempio, unità d’intenti nell’ambiente, una squadra garibaldina e assatanata con uno spirito combattivo indispensabile per conquistare un traguardo che, soprattutto per una matricola, equivale allo scudetto».

Sul piano tecnico invece?

«Una difesa forte, è fondamente in serie A. E poi un bomber, un giocatore di affidamento lì davanti in grado di trascinarsi il resto della squadra. Quando arrivi a fine campionato solo se hai azzeccato questo asse riesci a salvarti».

Il Pescara com’è messo?

«Intanto è ripartito con lo stesso allenatore della promozione. E mi sembra abbia mantenuto l’ossatura della squadra che ha vinto i play off in B».

Ha seguito i biancazzurri nella passata stagione?

«Certo, ho visto una squadra con una fisionomia ben definita, un progetto tattico efficace. Oddo è stato molto bravo, anche a superare il momento difficile, quello di marzo e aprile, nel quale sembrava avesse smarrito la bussola».

E invece?

«E invece, siccome Oddo è bravo, è rimasto saldo al timone e i risultati hanno premiato il suo lavoro. Quando vedi all’opera il Pescara noti la mano dell’allenatore, lo vedi per come sta in campo e per come gioca».

Detto ciò?

«La serie A è un’altra cosa e Massimo Oddo lo sa bene, perché ha esperienza da vendere. Sa che cosa comporta fare la serie A».

Che cosa prendere e che cosa lasciar perdere dell’esperienza del Carpi e del Frosinone in serie A?

«Innanzitutto, è difficile fare paragoni con queste due realtà, perché comunque Pescara è una piazza diversa, più calorosa e numerosa. I 10-15mila spettatori all’Adriatico-Cornacchia offriranno una spinta diversa, più efficace, alla squadra. C’è un entusiasmo più coinvolgente. Comunque, stando alla domanda penso sia essenziale partire bene, avere un buon impatto sulla serie A. Cosa che non è avvenuto nella passata stagione nel caso del Frosinone e, soprattutto, del Carpi. E’ necessaria una buona partenza. Se cominci a prendere le sberle, poi è dura rialzati. Devi raddoppiare le fatiche per stare al passo con le altre e rischi di andare in affanno. Avere la squadra pronta per l’inizio del campionato è una delle componenti necessarie per fare bene».

Chi conosce tra i rinforzi del Pescara?

«Cristante per quello che ha fatto nel Milan. Penso che debba ancora far vedere il meglio di sè. E conosco Macheda che leggo potrebbe venire a Pescara».

Com’è Macheda?

«E’ una scommessa. E’ un attaccante che aveva grandi qualità che, almeno finora, non è riuscito a esprimere fino in fondo. Chissà...».

Il Pescara ha bisogno di rinforzi.

«E penso che il presidente Sebastiani li prenderà, conosco Pescara e so quanta fame di calcio c’è in città. Il mercato hai suoi tempi e le sue dinamiche...».

Scusi, ma lei quando tornerà in pista?

«In queste settimane mi hanno chiamato tre club, due di serie A e uno di B. Ma non sono voluto andare, perché aspetto un’offerta che mi ridia grandi stimoli».

Il 21 agosto Pescara-Napoli alla prima giornata.

«La sfida dei tanti ricordi, la mia partita...».

@roccocoletti1

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