Oddo in cattedra: la testa fa la differenza

11 Aprile 2016

«Il gruppo si gestisce con positività. Ed eliminando le mele marce»

PESCARA. L'Oddo-pensiero spiegato al mondo dell'industria, lontano da occhi e taccuini indiscreti. La confessione, dal titolo "Vincere gestendo una squadra", è andata in onda qualche sera fa – alla vigilia della trasferta di Avellino – al Porto Turistico di Pescara, nel corso di una serata organizzata da Toyota e da Antonio Di Cosimo.

Il mister del Pescara non ha avuto peli sulla lingua, premettendo che spesso la sua convinzione in quel che fa viene scambiata per presunzione: «C'è una linea sottile tra le due cose, basta una sola parola in più per essere equivocati».

Massimo Oddo ha spiegato come si costruisce un gruppo e anche come lo si protegge da chi nello spogliatoio finisce per remare contro: «I leader negativi vanno eliminati», ha detto, «sono insidiosi e furbi e un allenatore dev'essere ancora più furbo e diretto, decidendo a seconda delle circostanze se metterlo con le spalle al muro in privato o davanti al gruppo».

Fondamentali, comunque sono i valori, di due tipi: tecnico tattici e mentali. I primi fanno riferimento al talento e alla capacità di un calciatore di migliorarsi con l'allenamento, ma i secondi sono altrettanto importanti: «La testa fa tanto», ha spiegato il 39enne allenatore che è stato campione del mondo nel 2006 in Germania, «nei dilettanti si trovano tanti ragazzi di talento che non riescono ad emergere. Oppure ne vediamo che arrivano nel calcio che conta a 25-26 e questo significa che prima non avevano i valori mentali giusti».

Che cosa deve dare un allentaroe al gruppo che gli viene affidato? Secondo Oddo soprattutto quattro cose: entusiasmo, autostima, convinzione e positività. «Chi riscontra negatività nel leader, trova lo stesso atteggiamento in tutta la squadra», ha detto, «e servono persone leali, che ti dicano le cose in faccia, perché prima o poi le bugie vengono a galla e la tua credibilità ne risente».

Altro punto fermo nella filosofia di Oddo è il rifuggere dagli alibi: «I calciatori non fanno mai un esame di coscienza, quando si perde la colpa è sempre di altri: dell'arbitro, dell'allenatore, dei compagni... Un allenatore no, si interroga in continuazione e dopo le sconfitte non dorme la notte».

Infine il mister del Pescara ha spiegato come si gestisce un periodo negativo: «Bisogna continuare a credere in quello che si fa, mettendo in luce le cose buone che possono esserci anche nelle sconfitte e lavorando su quello che non ha funzionato».

E proprio così il tecnico biancazzurro ha tirato fuori il Pescara dalle secche in cui si era ficcato nel periodo febbraio-marzo. Adesso la squadra è tornata a vincere e convincere, proprio nel periodo clou del campionato di serie B.

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