Oddo, niente bollicine adesso è più concreto

18 Dicembre 2017

Il chiodo fisso del tecnico pescarese: dimostrare di essere da serie A

PESCARA. Un chiodo fisso: «Dimostrare di essere un allenatore da serie A». Da febbraio, quando è stato esonerato dal Pescara, Massimo Oddo non ha avuto altri pensieri. E a Udine si sta prendendo la sua rivincita dopo l’esperienza sulla panchina del Pescara in serie A, chiusa con un divorzio traumatico senza una vittoria (sul campo). Da febbraio a novembre ha pensato e ripensato a quegli otto mesi che hanno seguito la promozione conquistata vincendo i play off a Trapani. Ha rimuginato sugli errori, quelli commessi e quelli avallati. Ha immaginato cosa avrebbe dovuto fare nel momento in cui sarebbe arrivata una chiamata. Ha gentilmente declinato le offerte provenienti dalla serie B, ha accarezzato l’idea di andare a Cagliari e poi si è concentrato sull’Udinese. La prima chiamata dagli intermediari dei Pozzo è giunta quando Delneri era sull’orlo del precipizio e poi ha vinto due gare di fila; poi, lo stesso Cagliari, vincendo a Udine 1-0, gli ha consegnato la panchina dei bianconeri. Accordo fino a giugno 2018 e rinnovo automatico in caso di salvezza. E’ ripartito con entusiasmo, ma con i piedi per terra. Il 4-3-2-1, che è stato il suo marchio di fabbrica a Pescara, è durato il tempo di un allenamento nella settimana del debutto contro il Napoli. Ha virato subito sulla difesa a tre, mettendo da parte quella a quattro di Delneri. Pronti, via e un rigore gli ha rovinato l’esordio, regalando il successo alla squadra di Sarri. Poi, la coppa Italia contro il Perugia: 8-3. Quasi un allenamento, nemmeno tanto indicativo. A Crotone, invece, il test probante. E allo Scida la differenza tra l’Oddo di Pescara e quello dell’Udinese è risultata più marcata. Sì, perché ha mandato in campo una squadra che ha badato a contenere le sfuriate dei calabresi per poi agire in contropiede, sfruttando gli spazi lasciati dalla squadra di Nicola. Non una formazione garibaldina che cerca di imporre il proprio gioco con il possesso palla e le accelerazioni. Ed ecco lo 0-3 che permette a Oddo di esultare per la prima vittoria (sul campo) da allenatore di serie A. Dallo Scida a San Siro, tre vittorie in altrettante gare. Senza bollicine, senza praticare un gioco frizzante e manovriero, ma piuttosto concreto. Badando al sodo. Una mentalità diversa da quella che ha caratterizzato la prima esperienza in panchina, a Pescara. Un Oddo più maturo che si è “adeguato” alle caratteristiche della squadra. Tanto che nei primi giorni trascorsi a Udine ha fatto intendere che sarebbe partito dalla difesa, provando a blindarla. E cammin facendo, cercando di migliorare la qualità del gioco. Che, comunque, resta in cima ai suoi pensieri. La legittimazione dell’Oddo 2.0 è arrivata sabato a San Siro, quando la sua Udinese ha inflitto la prima sconfitta stagionale all’Inter, detronizzandola. L’ha messa in campo con il 3-5-1-1: difesa e contropiede per mettere a nudo le carenze dei nerazzurri. Non ha messo il pullman davanti alla porta di Bizzarri, ma nemmeno ha giocato a viso aperto. Un altro Oddo, diventato subito beniamino del pubblico friulano. Un altro Oddo, ma anche un altro potenziale tecnico, oltre che infrastrutture di un altro pianeta. Basti pensare che alla Dacia Arena, attorno allo stadio, ci sono quattro campi scoperti in erba naturale, uno scoperto in sintetico, uno coperto in sintetico e uno da calciotto. E Oddo ha imposto gli allenamenti al mattino. Nel quartier generale colazione della squadra, seduta di lavoro e poi pranzo. Tutti insieme. E poi qualche aggiustamento: ad esempio, Lasagna non più attaccante esterno ma centrale. O Jankto non più esterno, ma mezzala. Ci ha messo del suo il 41enne tecnico pescarese. Che a Udine si è portato la compagna Roberta oltre allo staff che comprende il vice Marcello Donatelli, il collaboratore Luciano Zauri, il preparatore atletico Maurizio Di Renzo e il video analista Alberto D’Arcangelo. In corsa si è aggiunto Marco Negri. Il nuovo Oddo sta dimostrando di valere la serie A, centrando il primo obiettivo che si era prefissato.
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