Oddo: Pescara, non cambio Ce la giochiamo a testa alta

L’allenatore è il grande ex contro la Lazio: «Non dimentico il mio passato»
PESCARA. Torna all'Olimpico dopo 1609 giorni. L'ultima volta è datata 22 aprile 2012 (Lazio-Lecce 1-1), ma adesso è un'altra storia. Ha appeso gli scarpini al chiodo e ha messo addosso giacca e cravatta. Prima era "il capitano", ora un semplice, forse non troppo, avversario. Oggi il Pescara sfida la Lazio, alle 18, ma per Massimo Oddo non sarà una partita qualsiasi. Cinque anni in biancoceleste non si possono dimenticare facilmente. «Io non sono uno molto emotivo. Al momento sento poche emozioni. La storia però non si può dimenticare. Sono stato alla Lazio cinque anni e sono stato il capitano», dice l'allenatore pescarese. «Non sono ipocrita, non è una partita come le altre, ma sono l'allenatore del Pescara e devo dare il massimo per la mia squadra. Dal lato tecnico e umano ho lasciato qualcosa di importante. Ora davanti a tutto c'è il Pescara. A Roma ho vissuto gli anni tormentati a cavallo tra gestione di Cragnotti e quella di Lotito. Ho sempre dato tutto e credo che per questo mi si ricordi con affetto».
Oddo si aspetta fischi dai suoi vecchi tifosi, per il suo passaggio ai nemici pescaresi, o applausi, per i suoi gloriosi anni nella Lazio? «Al di là della rivalità che esiste fra le due tifoserie, io non posso dimenticare il mio passato. L'importante è però la nostra professionalità e dunque far bene con la squadra di appartenenza». Anche per il suo collaboratore, Luciano Zauri, non sarà una gara qualsiasi, calcolando i tanti anni in biancoceleste ed erede della fascia da capitano dopo l'addio di Oddo. I biancazzurri cercano il primo colpo della stagione e la Lazio il primo successo all’Olimpico. «La loro è una squadra fortissima», sottolinea Oddo. «La Lazio ha giocatori di livello internazionale. Ho visto una squadra che sta facendo meno rispetto a quelle che sono le sue potenzialità. Ma siamo all'inizio e quindi Inzaghi avrà tempo per far capire le sue idee». E l'allenatore laziale è stato compagno di Massimo Oddo. «Simone è un grande amico, abbiamo fatto quasi lo stesso percorso. Già da calciatore si intuiva la sua voglia di diventare allenatore». Contro la Lazio qualcosa bisognerà cambiare, specie nella fase difensiva, per non incappare in un'altra beffa, come quella con l'Inter. «Dopo tre partite non possiamo creare statistiche. Ora sono casualità, non è vero che subiamo nel finale perché corriamo troppo e fatichiamo fisicamente negli ultimi minuti. Ricordiamoci però chi abbiamo affrontato nelle prime tre giornate e come abbiamo subito gol». Criticato dopo la prestazione con l'Inter, Oddo difende senza mezzi termini il difensore Norbert Gyomber: «Trovo squallido gettare la croce addosso a lui. La difesa ha fatto con l'Inter una grandissima partita. Il gol decisivo è venuto in maniera casuale e non perché eravamo in difficoltà. Quindi non direi che nel finale siamo affaticati». E sulla formazione che scenderà in campo oggi nell'anticipo, il tecnico ha già le idee chiare e confermerà l'undici che ha perso, immeritatamente, con l'Inter. «Noi abbiamo la nostra identità e la portiamo avanti. Non faremo più l'errore dello scorso anno di modificare la nostra identità perché non arrivano risultati. Alla lunga dico che potremo toglierci delle soddisfazioni, divertendoci e divertendo i tifosi». Ed ecco che svela le sue scelte: «Bahebeck e Coda non sono convocati. Aquilani parte dalla panchina perché non è al 100%. Lui lo sa, non posso permettermi giocatori non pronti. Domenica scorsa probabilmente ho sbagliato io. Con il senno di poi con l'Inter avrei dovuto fare un altro cambio. Volevo gestione della palla. Nel momento in cui starà bene ci darà un grandissimo contributo. Per battere la Lazio serve esattamente quello che abbiamo fatto nelle prime tre partite essendo più aggressivi sul portatore di palla e magari trovare un portiere meno in palla di Handanovic».
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