Oddo: Pescara, ti guarisco io

Il tecnico: «Il problema è mentale, tocca a me risolverlo. Più che la paura serve il coraggio»
PESCARA. Il Pescara è in codice rosso. Massimo Oddo ha indossato il suo camice bianco, ha steso sul lettino il Delfino malato e vuole curarlo a tutti i costi. Bisogna intervenire sulla testa, sulla mente dei componenti del suo spogliatoio. I biancazzurri stanno vivendo un momento buio, una specie di crisi d'identità. Nel giro di 40 giorni l'euforia, i sogni di gloria e l'aria di festa, si sono tramutate in amarezza, paura e poca fiducia. Il Pescara è quarto in classifica e deve battere il Novara per rilanciare le proprie ambizioni e scrollarsi di dosso la negatività accumulata. «Il nostro problema e soprattutto di testa. È una crisi mentale, sono io lo psicologo che deve far ritrovare tutte le certezze alla squadra». Oddo sa bene che adesso deve risollevare uno spogliatoio depresso. «Non ho paura, ci riprenderemo».
In questo momento in tanti sono finiti sottoprocesso: Una difesa che balbetta, il portiere e il rendimento di alcuni singoli non proprio esaltante. «Sui gol subiti a Vercelli è mancata l'attenzione», osserva il tecnico prima di avventurarsi con grande destrezza in un discorso intelligente sulla paura e sul coraggio. «In questo momento ci sono due soluzioni: la paura o il coraggio. Noi dobbiamo scegliere la seconda. La paura sarebbe deleteria. Io non ho paura. Chi ha paura va a trovare tante altre motivazioni, io conosco esattamente il problema. Sono coraggioso e quindi scelgo in base alle mie certezze. L'identità deve essere quella che ci ha fin qui contraddistinto. Ecco perché serve il coraggio. Solo così usciremo da un momento non facile. La paura è un segno di debolezza». La testa prima di tutto, certo, ma anche qualcosa da migliorare a livello tattico. Il dg Repetto ieri al Centro ha detto: «Torniamo feroci e sciolti nelle giocate». Oddo che ne pensa? «Ho letto l'intervista. Sono d'accordo con Repetto». Il quale ha spiegato cosa bisognerebbe fare in questi momenti, specie in difesa. «Vanno presi degli accorgimenti in fase difensiva, ma non va stravolto tutto quello che abbiamo fatto. Le nostre certezze devono essere la nostra forza. Siamo capaci di riprendere a fare quello che di buono abbiamo creato. Anche nelle ultime gare abbiamo fatto bene a tratti e quindi vuol dire che possiamo e dobbiamo farlo. Manca un po' più di cattiveria».
Al Pescara, quindi, serve quasi un elettrochoc, ma il tecnico non si sottrae alle critiche. «Su palla inattiva non abbiamo preso tanti gol, l'ultimo l'abbiamo preso a Cesena, prima di Livorno. Siccome non siamo abituati a subire gol da palla inattiva, e se ne subiamo tre in una sola gara vuol dire che il problema c'è. In campo non c'è un leader che prende per il collo chi è posizionato male in campo. Adesso ho capito che sui calci piazzati devo lavorare di più e non più tre giorni, come ho fatto prima di Vercelli. Gli accorgimenti in difesa che devo prende sono delle limature. La nostra forza è andare all'attacco, non mi difenderò mai. Sentendoci costretti a vincere, ci porta a perdere delle certezze perché pur di vincere ci sbilanciamo».
Il Pescara si allena per tornare più forte di prima, ma con alcune novità in gruppo come l'arrivo di Diamoutene. «Non è in prova. Siamo amici e mi ha chiesto se poteva allenarsi con noi. Non verrà tesserato. Segnale alla squadra? Non rientra nei nostri piani come giocatore, mi preoccuperei di più se fosse arrivato Costacurta. Ho i difensori più forti del campionato».
Campionato che sabato metterà davanti il Pescara al sorprendente Novara di Baroni. «Sabato sarà fondamentale non perdere, ma è chiaro che noi non ci difenderemo. Vogliamo vincere. Sarà una partita dove dobbiamo essere più cattivi e più figli di ...».
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