«Oddo è l’uomo giusto, questo Pescara mi entusiasma»

L'ex mister biancazzurro: «Caprari è un valore aggiunto, mi sarebbe piaciuto allenarlo»
PESCARA. Se il Pescara di Oddo arriverà lontano lo sapremo solo fra qualche mese. Ma certo la strada intrapresa, puntando sul gioco, è quella giusta e un risultato certamente lo ha già dato, ovvero il feeling con la tifoseria e la città che questo tipo di calcio lo hanno sempre apprezzato. E’ stato così con Cadè che quasi quarant’anni fa conquistò la prima serie A dando spettacolo con la sua zona, prima dell’ultimo applauditissimo show nel segno di Zeman, era stato Galeone, per quasi un decennio, ad interpretare al meglio – e con risultati esaltanti – il gusto del pubblico pescarese in materia di pallone. Sì, sembra proprio questa la strada giusta e, da Udine, il “profeta” conferma e spiega: «Che questo tipo di calcio sia nel Dna dei tifosi pescaresi è fuor di dubbio. Ma, in assoluto, io continuo a credere che, in tutte le categorie, a fare la differenza, siano soprattutto la tecnica, la mentalità, la capacità di giocar bene. Solo con la grinta e con la tattica non vai lontano, né in Europa né in Italia, che sia A o B, la scelta di puntare sulla qualità piace ai tifosi e garantisce anche risultati. E’ ovvio che ci devi credere anche se strada facendo trovi intoppi improvvisi. Avevo visto malissimo il Pescara a Livorno, ma quella gara non poteva far testo considerando le tante assenze. E Oddo è stato bravo appunto ad andare avanti con le sue idee. Già nel finale della passata stagione, del resto, era riuscito a dare in fretta la sua impronta alla squadra. Non avevo nulla contro Baroni, ma era chiaro che con lui il Pescara giocava al di sotto delle sue possibilità e che così fosse Oddo lo ha dimostrato in pochissimo tempo, dando appunto un’impronta diversa alla squadra proprio sul piano tecnico. Quello del Bologna è stato un autentico furto, favorito da un regolamento assurdo. Oggi, con un organico rinnovato ma ricco di giovani di talento, l’allenatore sta costruendo un altro piccolo capolavoro. Il Pescara che ho visto con l’Avellino mi ha entusiasmato: triangolazioni giuste, non butta mai via la palla, arriva con pericolosità al tiro, prova sempre attraverso il gioco a superare le difficoltà che gli crea l’avversario. Gran bella squadra, c’è poco da dire…».
Nel gruppo tanti giovani di prospettiva e di qualità come nel Pescara delle ultime tre promozioni in serie A. Può essere anche questo un importante vantaggio?
«Certo, ma li devi saper gestire. I ragazzi ci mettono poco ad esaltarsi ma anche ad abbattersi nei momenti di difficoltà, è qui che vedi la capacità e la mano di un allenatore. Mi sembra che Oddo stia lavorando al meglio anche sotto questo aspetto. Ha poca esperienza, ma certo non gli fanno difetto carisma, personalità e coraggio nelle scelte; riesce a dare le indicazioni giuste al gruppo, sa farsi capire visto che i giocatori lo seguono mantenendo sempre serenità e voglia di dare il massimo, in più è capace di tirar fuori da ognuno il meglio. Il caso di Caprari è emblematico. Per quattro anni è stato un fenomeno incapace di esprimersi, oggi è il valore aggiunto di questa squadra proprio grazie al lavoro del tecnico. Non nascondo che mi sarebbe piaciuto allenare un talento come lui…».
Dove possono arrivare i biancazzurri?
«Credo che solo il Cagliari sia fuori dalla loro portata. Il Crotone gioca un buon calcio ma il confronto diretto ha dimostrato che probabilmente il Pescara ha qualcosa in più, nella lotta per il secondo posto, ovvero per la promozione diretta, penso che l’unica squadra da temere sia il Bari che ha mestiere oltre che qualità».
In serie A, intanto, c’è parecchio Pescara sulle panchine: Allegri, Gasperini, Giampaolo, Di Francesco, Sarri…
«Al momento è il meglio che c’è sulla piazza, anche se la squadra più forte ce l’ha Mancini. Miranda super in difesa, centrocampo muscolare, Icardi che prima poi i gol li farà, in più i quattro “cic” ovvero Ljajic, Jovetic, Perisic e Brozovic, che quando stanno insieme in campo possono nasconderti la palla. Di Francesco credo che sia pronto per una panchina importante; Gasperini a Genova non sbaglia un colpo; Allegri ha già vinto lo scudetto col Milan e con la Juve, se quest’anno arriva almeno quarto come credo, nonostante i disastri di mercato della società, potrà pensare anche al Real o al Manchester. Sono contentissimo per Giampaolo che sta sfruttando la nuova occasione che gli è stata data. E’ bravissimo, molto preparato, è ancora troppo rigido mentre a volte in panchina un colpo irrazionale, alla Mourinho, può anche essere decisivo. Un esempio? Nell’anno della seconda promozione col Pescara, a Fermo, contro Ivo Iaconi ci trovammo sotto di due gol. Nell’intervallo feci tre cambi, sicuramente un azzardo, e vincemmo 4-2. Quanto a Sarri, mi sta simpaticissimo e non solo perché come me è nato a Bagnoli o perché siamo stati sulle stesse panchine, ovvero Sangiovannese, Grosseto, Pescara e Napoli. Che fosse bravo lo avevo intuito già nella sua esperienza in biancazzurro; oggi, con tanta esperienza in più, sta costruendo un Napoli da scudetto, sarei pronto contento se riuscisse a farcela».
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