Orfanelli, il signore della scherma da 31 anni

«Entrai in questo mondo per mio figlio, me ne sono innamorato»
PESCARA. Nessuno come lui nella scherma in Italia. Nessuno come Giuseppe Orfanelli tra i presidenti regionali di federazioni sportive.
Un’istituzione in servizio permanente. Esattamente dal 1986, l’anno della nomina a commissario della scherma in Abruzzo.
Da allora è sempre al timone, a volte eletto dalle società e altre nominato dal consiglio federale. Un medico con la passione per l’atletica che sbarca nel mondo della scherma per… colpa della passione del figlio. Sono oltre 31 anni che Giuseppe Orfanelli impersonifica la disciplina che risalta agli occhi della gente in occasioni delle Olimpiadi, quando piovono medaglie dalle armi azzurre. Una disciplina in espansione anche in Abruzzo, dal momento che sono sette le società che svolgono attività federale. Esattamente il Club Fioretto Pescara, l’Accademia Scherma Pescara, Flaiano Pescara, Gymnasium Raiano, che svolge attività a Sulmona, Circo Teate Scherma, Circolo Scherma Chieti e Marsi di Avezzano. Sono, invece, circa 100 i ragazzi che fanno attività non agonistica e circa 250 quelli che partecipano alle gare della federazione. Non c’è un campione affermato made in Abruzzo, ma la scherma è viva anche per merito di questo signore di 68 anni, originario di Merano, ma trapiantato a Pescara a quasi 15 anni. Tre lauree in bacheca: in psicologia, a Roma, in pedagogia e sociologia, a Urbino. E una vita spesa come dirigente del servizio psicologia di una clinica privata in Abruzzo.
Presidente per caso. E la scherma come è entrata nella vita di Giuseppe Orfanelli? «E’ stato mio figlio a trascinarmi in palestra. Dopo le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 e i successi della scherma azzurra (oro di Mauro Numa nel fioretto, ndr) mio figlio si era infatuato di questa disciplina a tal punto che dovetti portarlo dal maestro Visci che faceva scherma in via Ravenna con il Club Scherma Pescara nato nel 1964. Da quel momento si sono create delle condizioni che mi hanno portato a entrare in questo mondo a me sconosciuto. Serviva una figura che facesse da riferimento per Roma e così fui nominato commissario. All’epoca il comitato regionale era Abruzzo e Molise. Oggi è solo Abruzzo».
L’evoluzione del movimento. Una passione che ha catturato l’attenzione anche della signora Orfanelli, la compianta Carla Dello Stagliano che è stata a capo del Club del Fioretto Pescara dal 1988 al 2008. Nel frattempo, il movimento schermistico si è evoluto anche in Abruzzo. Negli anni il lavoro dei maestri Marasco e Moca, tra gli altri, è stato fondamentale. Una squadra di sciabola femminile è salita in serie A1; ci sono società che aprono e chiudono i battenti ed emergono talenti che si mettono in luce a livello giovanile. Cresce anche il sistema che ruota attorno se è vero che sono stati diplomati dieci tecnici delle armi, c’è un corso per aspiranti arbitri ed è stato messo in piedi un corso di formazione di primo livello per maestri di fioretto di plastica. Ultimamente sono stati nominati anche i delegati provinciali – Luigi Lo Giudice a Pescara, Maurizio Consorte a Teramo, Gennaro Falcone a Chieti e Fabrizio Lanciani all’Aquila – con il compito di dare maggior impulso all’attività sul territorio. Non solo: a Sulmona, a ottobre, partirà il centro federale regionale della sciabola.
Io e lo sport. Ma il nome di Giuseppe Orfanelli non è legato solo al mondo della scherma. Si lega allo sport attraverso l’atletica leggera. Da ragazzo è vice campione regionale negli 80 e nei 300 metri. E dal 1969 entra a far parte del gruppo giudici della Fidal. Diventa starter di partenza delle gare di velocità. Nel 1982 varca i confini nazionali. E nel 1984 è al Golden Gala di Roma. Nel 1987 è lo starter ai campionati del mondo. E c’è anche una parentesi nel calcio: per oltre 10 anni è arbitro, ma non va oltre la Seconda categoria.
I riconoscimenti fioccano. Tra gli altri la Spada d’oro dalla scherma e, nel 1990, la nomina a Cavaliere della Repubblica. «Ho trascorso una vita nel mondo del volontariato», racconta Orfanelli, «e ancora oggi fare qualcosa per il prossimo mi riempie di orgoglio e soddisfazione. Il lavoro della gente che opera nella scherma è encomiabile. Le strutture sono quelle che sono. In Abruzzo non ci sono i palazzetti dedicati alla scherma come a Jesi, a Livorno e ad Ancona, tanto per non scomodare le città del nord. Ma comunque si riesce ad arrivare a buoni livelli. Ci sono delle società che abbracciano le tre armi della scherma - sciabola, fioretto e spada - svolgendo un lavoro in profondità tra i giovani». Un lavoro reso ancora più difficile dalle tariffe per l’utilizzo degli impianti sportivi che sono lievitate. «Sta diventando una palla al piede molto pesante», asserisce Orfanelli, «fare sport è sempre più difficile a tutti i livelli».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

