Paci riaccende i motori: «Il Teramo è da vertice»

4 Gennaio 2021

Il tecnico non si nasconde: «Possiamo restare in alto se torniamo aggressivi»

TERAMO. Il 2020 è stato un anno importante per Massimo Paci. Il 42enne tecnico marchigiano, la scorsa estate, ha avuto dal Teramo la prima chance di allenare tra i professionisti dopo le felici esperienze in Eccellenza e serie D sulle panchine di Civitanovese, Montegiorgio e Forlì. Dalla sua casa di Fermo, dove ha trascorso la domenica di relax insieme alla compagna Chiara, Paci ha risposto alle domande del Centro.
Il Teramo, nonostante la frenata pre-natalizia, è terzo in classifica a due giornate dalla fine del girone d’andata. Che giudizio dà al lavoro svolto finora?
«Il bilancio è positivo. Non dimentichiamo che siamo partiti tra mille incertezze. Abbiamo fatto dieci partite di alto livello, poi c’è stato un calo fisiologico. Io chiedo sempre un calcio di grande intensità, perciò era impensabile che i ragazzi mantenessero certi ritmi. Alcune assenze hanno influito sul rendimento delle ultime sei gare. La squadra, però, ha un’identità precisa e non era facile trovarla subito. Sono contento dell’empatia che si è creata col gruppo».
In cosa ritiene di dover migliorare come tecnico?
«Vado alla ricerca di un miglioramento continuo. È il mio primo anno tra i professionisti e in questi mesi ci sono stati alti e bassi. Devo fare meglio nella gestione degli elementi che giocano di meno. Non è facile tenere motivati i giocatori poco impiegati».
Il Teramo ha la possibilità di restare nei quartieri alti del girone C?
«Sì, ne sono convinto. A patto che la squadra ritrovi il suo punto di forza, cioè l’aggressività. Altrimenti diventiamo una squadra normale. La sosta del campionato è arrivata nel momento opportuno».
Oggi inizia il mercato invernale. Ha richiesto qualcosa in particolare alla società?
«Qualche ritocco va fatto, sia in entrata che in uscita. Bisogna intervenire per avere un po’ di ricambi in più perché se manca un giocatore importante andiamo in difficoltà. Servono gli innesti giusti per allargare le rotazioni della rosa. Rincalzi di qualità oppure giovani che siano già pronti».
Arriveranno rinforzi in attacco?
«No. Ho la massima fiducia in Pinzauti, Bunino e Gerbi. C’è abbondanza lì davanti».
L’attacco, però, fa fatica a segnare. Sta studiando novità tattiche?
«No. Per migliorare la fase offensiva bisogna tornare ad essere quelli che eravamo nella prima parte del campionato. Per caratteristiche, non avendo dei veri costruttori di gioco, impostiamo la fase di possesso sui recuperi di palla. Se analizziamo le nostre partite migliori, le occasioni da gol sono nate proprio in questo modo. È una questione di atteggiamento».
I giovani Diakite e Santoro sono i gioielli del vostro mercato. C’è il rischio di una loro partenza immediata?
«Mi auguro che non vadano via. Sono due giocatori forti e perderli adesso sarebbe un danno enorme per la squadra».
Il presidente Iachini ha detto che le è stata già avanzata la proposta di rinnovare il contratto. Lei ha intenzione di proseguire la sua avventura a Teramo?
«Sono orgoglioso della proposta del presidente. Per il momento c’è stata soltanto una chiacchierata. Ne parleremo meglio più in là. A Teramo mi trovo bene, è una piazza fantastica. Adesso il mio unico pensiero è il campo. Sabato ci attende una sfida difficile contro l'Avellino».
Da circa un mese Piacentini è fuori dai convocati per il mancato accordo sul rinnovo. Questa situazione sta pesando all’interno del gruppo?
«Ha influito sicuramente. I ragazzi ne hanno un po’ risentito. È una scelta che ha fatto la società e che io ho condiviso e rispettato. Spero che ci siano ancora i margini per ricomporre la cosa e avere di nuovo Piacentini a disposizione».
Quanto è difficile fare l’allenatore ai tempi del Covid?
«Si vive alla giornata, c’è un processo di adattamento quotidiano. Ogni mattina aspetto il messaggio del team manager Fabio Gatta per sapere se è tutto ok. Andiamo avanti con la speranza che non ci siano problemi».
Intanto sono arrivati i primi vaccini.
«Si inizia a guardare al futuro con più ottimismo. Non vedo l’ora di vaccinarmi e di tornare a una vita normale».
Che rapporto ha con la fede? «Sono un credente e, quando posso, anche un praticante. Gesù è un punto di ispirazione».
Lei, da difensore, ha collezionato quasi 200 presenze in serie A. Quale è stato l'attaccante più difficile da marcare?
«Ibrahimovic».
Cosa si augura per questo 2021?
«Di rivedere presto il pubblico sugli spalti».
Gaetano Lombardino
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