Pacilli: equilibri saltati dopo il mercato di gennaio

L’ex fantasista dell’Aquila racconta e spiega la stagione deludente dei rossoblù ma glissa sull’argomento calcioscommesse e sulle presunte gare combinate
L’AQUILA. A distanza di una settimana dalla rescissione con L’Aquila, il fantasista di Torano, Mario Pacilli, parla per la prima volta dopo oltre sei mesi. Un’intervista a tuttotondo per analizzare la stagione trascorsa ai piedi del Gran Sasso. Arrivato in pompa magna alla fine della scorsa estate dopo un lungo corteggiamento, Pacilli ha vissuto una stagione di alti e bassi, condizionata anche dalle critiche dei tifosi che si aspettavano qualcosa in più.
L’ex rossoblù la pensa però diversamente: «A livello personale valuto positivamente la mia annata con L’Aquila. In fin dei conti, ho eguagliato il mio record di segnature in un campionato (7 come nell’anno con la Pro Patria) e ho chiuso con 6 assist all’attivo. Le statistiche parlano chiaro anche se, purtroppo, non siamo riusciti a centrare gli obiettivi stagionali che ci eravamo prefissati».
A chi lo ha criticato per una flessione evidente nella seconda metà del campionato, il diretto interessato risponde così: «Se guardiamo l’andamento della mia stagione, ho realizzato quattro gol nel girone di andata e tre in quello di ritorno. Mi sembra una media regolare. Sicuramente avrei potuto fare di più, così come tutta la squadra, ma nella seconda parte del torneo i risultati negativi hanno inciso nelle gambe e nella testa».
E’ il momento, poi, di parlare della famosa querelle sul premio sul contratto e sulle voci di mercato all’Ascoli. «Non ho capito perché le cose siano state ingigantite in quel modo. Sulle voci di mercato, non credo fossi l’unico calciatore ad avere richieste da altri club. Dal canto mio, sottolineo di non aver mai detto di voler andare via dall’Aquila. La notizia è stata forse amplificata da quella divergenza con la società (il famoso premio sul contratto poi risolto, ndc)».
A conti fatti, però, le voci di un suo possibile trasferimento all’Ascoli nel mese di gennaio hanno finito per renderlo il bersaglio preferito della critica: «Molti pseudo-tifosi si sono divertiti a farmi passare da quel momento, spesso senza alcuna logica, come il capro espiatorio. Io, però, mi sono sempre lasciato scivolare tutto addosso anche perché gioco da anni e a certe cose ho imparato a dare il peso che meritano».
Passando ad un’analisi generale, ecco la verità di Pacilli sulla stagione storta dei rossoblù: «Eravamo una squadra attrezzata per vincere. Purtroppo, però, non bastano i nomi per portare a casa i successi. Ci sono componenti organizzative e logistiche che hanno influito sulla serenità psico-fisica di ogni calciatore. Il gruppo non è vero che non c’era. Il mercato invernale ha rotto lo spogliatoio? La verità è un’altra. Credo che la società non volesse certo rompere gli equilibri o indebolire la rosa. Purtroppo, a posteriori, per colpa un po’ di tutti non è andata così e di questo siamo rammaricati. La dirigenza ha rinforzato la squadra ma si sono rotti degli equilibri. Non volendo, in chi è arrivato si sono create aspettative che non si sono verificate, portando qualche malumore. Dispiace tanto perché avevamo tutto nelle corde per concludere la stagione in modo totalmente diverso». L’ex rossoblù si porta dietro comunque qualcosa di positivo dall’esperienza con la casacca della sua città natale: «Di sicuro le numerose amicizie con compagni e tifosi aquilani. E poi diversi gol belli, come quelli all’Ascoli, al Forlì e al Pontedera». E il calcioscommesse? Le presunte partite truccate? Su questo argomento Pacilli ha preferito glissare.
Giammarco Menga
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