Padre Oden: «I compagni sono fantastici, mi chiedono le benedizioni. Il ruolo? Sono bomber d’area»

Campo e Chiesa, la storia del viceparroco attaccante del Quadri: si divide tra gli allenamenti e le messe. «Mi diverto tantissimo a giocare. Parolacce? Faccio finta di non sentire»
QUADRI. Diecimila chilometri. È questa, metro più metro meno, la distanza che separa la Tanzania dalle vette del Medio Sangro. Una diagonale infinita tracciata su un mappamondo, che parrebbe escludere qualsiasi punto d’incontro tra l’Africa orientale e il piccolo centro di Quadri.
Eppure, proprio dove la geografia si ferma, comincia la storia di un abbraccio umano e spirituale capace di annullare i confini e scaldare i cuori. Una storia che ha il volto, il passo e la voce di Oden Maneck, per tutti, in paese, semplicemente Padre Oden. Da qualche giorno però c’è l’imbarazzo della scelta. C’è chi continua a chiamarlo padre e chi lo chiama “bomber”. I meriti di tutto questo? L’intuizione e il fiuto del presidente Gabriele D’Aloisio, che ha deciso di tesserare tra le fila della squadra del paese il viceparroco. In gergo calcistico potremmo paragonare questo colpo ai più famosi “giorni del Condor”, quando l’allora direttore sportivo del Milan Adriano Galliani era solito concludere il calciomercato con colpi a sorpresa e altisonanti da far infiammare tutta la tifoseria rossonera. In un certo senso a Quadri, da qualche giorno si respira un po’ l’aria dei grandi teatri calcistici. La firma del nuovo attaccante nel club di terza categoria arrivato dalla città di Mbeya, nel sud della Tanzania, ha attirato la curiosità non solo dei paesi limitrofi, ma anche quella dei mass media nazionali. Casa, chiesa e allenamenti. Così è cambiata radicalmente la vita di padre Oden. Classe 1991, arrivato lo scorso anno nel piccolo centro del medio Sangro, dopo un lungo viaggio che lo ha portato a scoprire non solo il freddo delle nostre montagne, ma anche il calore di tutti gli abruzzesi.
Fisico da “granatiere”, tecnica ancora da affinare, quantità industriale di impegno e quella passione che ad oggi manca sempre di più, in un mondo a volte preso da tutt’altro.
Padre Oden, come sta?
«Tutto apposto e niente in ordine, come si dice qui a Quadri. Ho imparato questa espressione appena arrivato qui lo scorso anno. Si respira aria buona ed io sono molto contento di essere qui».
Lei viene da molto lontano, come si trova in Italia ma soprattutto qui in Abruzzo?
«La Tanzania è molto lontana. Vengo da una città del sud che si chiama Mbeya. Per la prima volta ho conosciuto l’inverno e il freddo, perché nel mio paese quasi non esiste. A dire la verità ero venuto già una volta in Italia, per la precisione a Torino, ma era il periodo del Covid e praticamente non ho mai visto ciò che mi circondava e sono ripartito per tornare a casa. Mi piace molto l’Abruzzo e per la prima volta ho visto la neve dal vivo. È stato emozionante».
In Tanzania aveva già praticato questo sport?
«Ho iniziato a giocare a scuola. Ma non erano dei veri e propri campionati ufficiali, ma semplicemente dei tornei. Poi ho proseguito l’attività sportiva in seminario con gli altri parroci e frati e adesso sono qui».
Quando ha iniziato ad allenarsi con la squadra?
«Appena sono arrivato due anni fa, avevo il desiderio di allenarmi un po’ in palestra ma poi chiedendo in giro per il paese, quella più vicina era troppo lontana. Parlando poi in piazza con alcuni ragazzi, è nata questa cosa di iniziare qualche allenamento per tenermi in forma. Da lì ho iniziato regolarmente ad allenarmi. Mi hanno accolto tutti con il sorriso, a partire dalla squadra, dai dirigenti e tutto lo staff. Mi chiedono sempre di fare qualche benedizione e se mi capita di sentire qualche parolaccia faccio finta di non sentirle (ride, ndr). Nel calcio succede, ma non sono lì a rimproverarli».
Secondo lei, i suoi compagni di squadra hanno un po’ di timore, conoscendo il suo lavoro?
«No assolutamente. Anzi. Quando c’è da fare qualche fallo o riceverlo non c’è timore di nulla. Il calcio è fatto così e loro mi trattano come un qualsiasi compagno di squadra, senza alcun timore».
Dopo tanti allenamenti, e sacrifici ha un sogno nel cassetto?
«Conciliare tutti gli impegni non è facile, ma ho cercato di organizzarmi al meglio. Al mattino ci sono le lodi di preghiera, la visita ai malati e il programma della diocesi. Nel pomeriggio il rosario, la messa e poi di corsa a fare allenamento. Ogni tanto arrivo in ritardo, ma vengo sempre perdonato. Siamo un gruppo bellissimo. Il sogno è proprio questo, allenarmi insieme a questi ragazzi, che mi hanno accolto come un fratello, con tanta gioia e affetto. Magari segnare un gol. Nel mondo di oggi è sempre più difficile trovare questi sentimenti».
Lei è appassionato di calcio. Ha una squadra del cuore?
«Sono tifoso del Manchester United e in Italia sono rimasto affascinato dal calcio che propone Cesc Fabregas al Como. Qualche anno fa mi piaceva molto anche l’Atalanta di Gasperini e adesso la Roma. Lui è un grande allenatore che fa giocare molto bene le sue squadre».
Lei invece che ruolo ricopre nello scacchiere di mister Marchetti?
«Il mister gioca con un 4-3-3 e spesso ricopro il ruolo di attaccante centrale. Mi diverto tantissimo e questa secondo me è la vera essenza di questo sport. Il calcio unisce, rende felici e soprattutto come tutti gli sport fa bene alla salute».
Le piace il cibo abruzzese e la cucina italiana?
«Tantissimo. Mi piace molto la carne. Ho scoperto gli arrosticini che sono veramente eccezionali e poi prediligo molto la carne di maiale, come le salsicce e tanto altro. È bello quando ci ritroviamo tutti insieme con la squadra attorno ad una tavola, tra buon cibo e tanto affetto».
Viviamo in un mondo falcidiato dalle guerre e da tanta sofferenza. Cos’è che manca per ritrovare un po’ di pace?
«Bella domanda. Probabilmente manca la forza di saper perdonare. Senza amore e senza perdono le guerre non finiranno mai. Per un mondo migliore dobbiamo cercare di essere più responsabili. La parola responsabilità ha un significato importante. Ai miei fedeli dico sempre che perdonare è l’unica soluzione. Lo sport è una di quelle cose che unisce, fa bene al corpo e alla mente. Solo con l’amore possiamo cambiare qualcosa».
Riccardo Di Persio
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