Pancalli: «Miglioreremo Londra 2012»

Per il presidente del movimento paralimpico l’obiettivo è risalire nel medagliere
ROMA. «Rio la immagino come la terra promessa di giovanissime speranze che abbiamo faticato a rintracciare, poi ad avviare allo sport e infine ad allenare da campioni». Le medaglie sono importanti, ma dalle parole di Luca Pancalli, pronto a guidare la delegazione Paralimpica italiana a Rio, si capisce che ci sono vittorie più importanti.
Presidente Pancalli, dal punto di vista sportivo, che risultato si aspetta?
«Londra ha portato un bottino di 28 medaglie, le stesse del Coni, con un numero inferiore di atleti. Mi consenta la piccola vanità ma soprattutto l’orgoglio di aver chiuso al 13° posto nel medagliere. Vorremmo salire al decimo posto, confidando in alcune discipline nelle quali abbiamo tradizione e nuove leve: storicamente nel ciclismo e tiro con l’arco, ma anche nel nuoto (20 slot, un record), atletica leggera, equitazione e scherma in carrozzina. Ci sono anche new entry, come triathlon e canoa. In molte di queste discipline, calchiamo il trend di successi del movimento olimpionico, arricchendo una tradizione e un’abitudine al podio consolidata: la scherma, il ciclismo, l’arco e il nuoto, solo per dirne quattro».
Come quartier generale avete scelto una parrocchia di Rio de Janeiro: per quale ragione?
«Abbiamo deciso di percorrere una strada diversa, meno attenta alla forma e più alla sostanza, nata da un colloquio con monsignor Melchor Sanchez. Il progetto si è trasformato in un progetto di straordinaria rilevanza sociale, pur con un approccio laico, grazie a una scelta in controtendenza rispetto al passato. L’idea è stata quella di realizzare Casa Italia Paralimpica nella Parroquia Imaculada a Rio, aggiungendo un supporto concreto. Le risorse risparmiate ci permetteranno di realizzare un campo polifunzionale per le discipline paralimpiche, di abbattere barriere architettoniche per permettere a ragazze e ragazzi disabili di praticare sport d’acqua e di finanziare iniziative destinate alla popolazione disabile».
Lei ha più volte accennato al fatto che la buona esposizione mediatica delle paralimpiadi di Londra 2012 ha spinto le persone disabili a trovare motivazioni nello sport. Si aspetta lo stesso risultato a Rio?
«Le faccio l’esempio di Monica Contrafatto, atleta del Gruppo Paralimpico della Difesa, militare divenuta disabile per un attentato in Afghanistan. Lei racconta sempre di essere stata ispirata da Martina Caironi, la nostra velocista e portabandiera a Rio, vedendola vincere i 100 metri a Londra, rivelando ai suoi amici che un giorno l’avrebbe battuta. Non so se questo avverrà, ma mi aspetto che anche Rio sia un traino verso lo sport per tante ragazze e ragazzi disabili».
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