Papà Oddo: Massimo sorprende anche me

1 Febbraio 2016

«Non pensavo potesse affermarsi a certi livelli in così poco tempo E’ bravo a entrare nella testa dei giocatori e sa comunicare bene»

PESCARA. A distanza di venti anni un altro Oddo sta infiammando Pescara. Il 14 gennaio del 1996, vincendo 2-0 a Salerno, i biancazzurri chiusero in testa il girone d’andata della serie B. Era la squadra di Franco Oddo, guidata in campo da Andrea Carnevale, che poi nel girone di ritorno perse quota a consistenza in classifica. Dopo due decenni ecco un altro Pescara che fa sognare: è quello di Massimo Oddo, il figlio, che infila la settima vittoria di fila davanti a quasi 13mila spettatori paganti.

«Beh, spero che a Massimo vada meglio che al sottoscritto. In quella stagione (1995-1996, ndr) il giocattolo si ruppe più che altro per beghe societarie. Mi auguro che lui arrivi fino in fondo».

Faccia finta che non sia suo figlio. Analizzi Massimo Oddo allenatore, un pensiero sul suo giovane collega.

«Il giudizio non può che essere buono, più che buono. Aveva già fatto intravedere delle qualità alla guida della Primavera, nella passata stagione. Poi, è entrato in corsa e sappiamo tutti come è andata a finire (finale dei play off persa a Bologna, ndr). In questa stagione si sta confermando ad alti livelli. Detto francamente, nemmeno io immaginavo che potesse arrivare così in alto subito. Sta dimostrando di essere un allenatore completo».

Una qualità, tra le tante.

«Ha una grande capacità di comunicazione: ai giocatori e all’esterno. Sa entrare nella testa dei suoi ragazzi».

Dal punto di vista tattico?

«E’ un allenatore moderno. Il calcio si evolve di giorno in giorno e lui sta sempre sul pezzo. Ha dei concetti di calcio chiari: palla a terra e occupazione degli spazi vuoti attraverso gli inserimenti. Li sa trasmettere ai giocatori. Entra nella loro testa e, soprattutto, non li ingabbia negli schemi».

Si spieghi meglio.

«Con Zeman gli schemi sono quelli e attraverso la ripetitività vengono assimilati. Il Pescara dà libero sfogo all’estro dei giocatori all’interno di concetti di giochi che dà l’allenatore. Diciamo che sa esaltare il talento della squadra».

Sabato con la doppia sostituzione sembrava avesse sbilanciato la squadra in avanti.

«E’ una questione di equilibrio, lo puoi trovare stabilizzando la squadra in avanti o all’indietro. Ha osato e gli è andata bene. Ma ricordo qualche partita fa che ha messo il quinto difensore a cinque minuti dalla fine. L’allenatore ha il polso della squadra e sa fino a dove può arrivare».

Differenze tra padre e figlio.

«Non lo so, ma io iniziai a fare la zona nella Santegidiese in Eccellenza che nessuno o quasi la conosceva da queste parti. Anche a me piaceva stare al passo coi tempi. Lui lo è nel momento in cui riesce a entrare nella testa del giocatore e a motivarlo».

Lei che cosa gli dice?

«Parliamo poco di calcio. Era così anche quando lui era un giocatore. Ho sempre cercato di essere un padre più che un allenatore con lui. Beh, lei parlava di differenze prima. Lui è stato un campione del mondo e quando parla un allenatore che ha avuto un grande passato da calciatore è più credibile nello spogliatoio».

Come andrà a finire?

«La posizione di classifica si è fatta interessante... Speriamo bene, lui di certo non è uno che si accontenta. Mai».

Intanto ha risvegliato l’entusiasmo in città.

«E’ una bella soddisfazione rivedere tanta gente allo stadio. Però, vedrete, lui alzerà ancora l’asticella».

@roccocoletti1

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