PERCHÉ SI ODIA LA JUVE NELLA LUNGA VIGILIA
Radja Nainggolan è stato perentorio: «Il Triplete? Il Triplete ve lo dà Cristiano Ronaldo». Corrado Ferlaino sprezzante: «Sono napoletano e tiferò per il Real Madrid. Se la Juventus dovesse vincere...
Radja Nainggolan è stato perentorio: «Il Triplete? Il Triplete ve lo dà Cristiano Ronaldo». Corrado Ferlaino sprezzante: «Sono napoletano e tiferò per il Real Madrid. Se la Juventus dovesse vincere la Champions, prenderebbe tantissimi soldi che li userà per acquistare altri giocatori e il Napoli non potrebbe lottare per lo scudetto nemmeno l’anno prossimo. Io non sono italiano, sono napoletano. A me non me ne frega niente della Juventus, non tifo per i piemontesi». Ma sia il centrocampista con la cresta della Roma che l’antico presidente del Napoli due volte scudettato di Diego Armando Maradona interpretano un comune sentire. Comune a quel pezzo d’Italia che detesta la Juve e che non cambierà idea neanche domani sera quando, a Cardiff, i bianconeri sfideranno il Real Madrid nella finale di Champions League. «Perché si diventa juventini?» si chiedeva il titolo di copertina del 7 del Corriere della Sera , qualche settimana fa. E la spiegazione era ecumenica, buona per i tifosi della Juve ma anche per gli altri, gli interisti, i milanisti, i romanisti e via tifando: «Se nasci juventino (sostituire la parola “juventino” con interista, o milanista, o romanista, o torinista o di qualsiasi squadra, il concetto non cambia) vivrai juventino e morirai juventino, perché puoi cambiare moglie, marito, amante, religione, bandiera politica, automobile, gusto per il dolce e per il salato, ma la squadra del cuore no, quella non la cambierai mai».
La passione per una squadra di calcio è come una seconda pelle che neanche il più temerario dei masochisti riesce a staccarsi di dosso. Ma lo è altrettanto l’odio per la squadra (o le squadre rivali). E’ per questo che, nella lunga vigilia della finale di Cardiff, in Italia gli juventini sembrano una risibile minoranza a dispetto dei numeri che parlano di un predominio del tifo bianconero nel Paese. Sono poco più di 11 milioni i tifosi della Juve, il 29% del totale, più di quelli del Milan (16,3%), dell’Inter (16%) e del Napoli (11,6%). In Europa, quelli che tengono per i colori bianconeri sono 38 milioni e sono al settimo posto nella classifica continentale dominata da Barcellona e Real Madrid.
Eppure, domani sera, almeno davanti alla tv, il Real potrà contare su una legione di tifosi italiani che raddoppieranno il numero dei suoi supporter spagnoli. Accade così anche per le altre squadre, sia chiaro. Nessuno crede più a chi sostiene di fare il tifo per una squadra rivale in nome del nazionalismo.
Insomma, quelli che: «Sono interista (o milanista, romanista, napoletano etc.) ma farò il tifo per la Juve perché sono italiano». Lo ha detto Berlusconi, ma l’ex Cav, da pubblicitario di se stesso, non perde mai l’occasione per cercare di farsi amici anche i nemici. E’ l’anima del commercio e, purtroppo, anche della politica. Il surplus di antipatia che attira su di sé la Juventus si spiega anche con il fatto che vince lo scudetto da sei anni di fila, ammazzando regolarmente il campionato e le speranze dei tifosi rivali. I vincitori sono sempre antipatici. E fin da piccoli ci insegnano che tifare per Ettore contro Achille fa tanto “studente sensibile” e aiuta ad acchiappare la benevolenza dei professori. L’Iliade è la storia di una guerra, un po’ come il calcio. In quel caso, il finale è noto (vincono i greci, perdono i troiani), mentre nella guerra del pallone no.
Per conoscerlo bisogna attendere ancora 24 ore. Di amore e di odio.
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