Perez guarda oltre: Acquaesapone, si può aprire un ciclo

28 Marzo 2018

Il tecnico spagnolo: «Ci sono le basi per continuare l’ascesa La coppa Italia deve essere un punto di partenza»

PESCARA. La coppa Italia di calcio a 5 nella redazione del Centro. L’hanno portata alcuni dei protagonisti del trionfo dell’Acquaesapone domenica a Pesaro: il laterale Edgar Bertoni e l’allenatore Tino Perez, il braccio e la mente di un successo che dà ulteriore lustro al movimento abruzzese. Durante la diretta Facebook, disponibile sul dito www.ilcentro.it, hanno raccontato le emozioni e i segreti di un successo che dà al gruppo nerazzurro del patron Barbarossa l’autostima per puntare allo scudetto. «Una partita per volta», frena il tecnico Tino Perez, «non guardo mai oltre la prossima. Solo con il lavoro quotidiano in palestra e la disponibilità dei calciatori è possibile arrivare lontano». Il tecnico spagnolo non si pone limite. «Sono venuto in Italia perché sapevo che l’Acquaesapone è ambiziosa. Se è possibile cercheremo di aprire un ciclo, ma questo sarà possibile solo con il lavoro». Da un paio di mesi in Italia e ha già messo un trofeo in bacheca. «Mi hanno chiamato i giornalisti dalla Spagna per chiedermi se ho la bacchetta magica. Ho risposto, dicendo che qui ho trovato tutto il necessario per poter lavorare. E abbiamo lavorato tanto, solo così si può arrivare a giornate belle come quella di domenica». Come ha trovato il campionato italiano? «In Spagna il calcio a 5, forse, è più veloce; in Russia e Azerbaigian, probabilmente, più fisico; in Italia è difficile, ormai il campionato di serie A è tra i più competitivi in assoluto».
Ai giocatori che cosa ha dato? «Io li devo ringraziare, perché hanno avuto una straordinaria predisposizione a cambiare la mentalità. E io ho lavoro sulla loro testa, oltre che sugli aspetti tattici. Con loro cerco un rapporto diretto, schietto. Provo a trasferire alcuni concetti, tipo il gioco palla a terra o una manovra a non più di due tocchi a testa. Ma, soprattutto, tanto lavoro in palestra. E’ lì che si costruiscono i trionfi. La mia è stata una full immersion da quando sono arrivato in Italia. Non ho visto nulla di Montesilvano e dell’Abruzzo, perché la testa non ha pensato che alla squadra. E poi, fatemelo dire, ho avuto il piacere di incontrare uno staff eccezionale con cui condivido i principi di professionalità e le metodologie di lavoro. Detto ciò», ha aggiunto il tecnico valenciano che in carriera ha vinto titoli nazionali e internazionali, «da domani (oggi, ndr) si torna in palestra e questa coppa va messa nel dimenticatoio. Spero ci dia maggiore consapevolezza nei nostri mezzi, ma dobbiamo pensare ad altro. Al campionato». Quindi allo scudetto. «Un po’ alla volta proveremo a percorrere la strada che porta al tricolore. La Luparense è la principale antagonista, ma non dimentico le altre fra cui il Napoli. Massimo rispetto per tutti. Noi per arrivare allo scudetto dobbiamo migliorare, sia nel gioco che nella mentalità».
Sabato, in semifinale, contro Napoli ha tenuto fuori alcuni big, tra cui Bertoni. «Le scelte sono tattiche, oltre che di tenuta atletica. E io avevo in mente un certo tipo di partita per la quale mi serviva altra gente. Ho la fortuna di avere una rosa forte e ho il dovere di sfruttare tutte le risorse a nostra disposizione».
Lo sport in Spagna è all’avanguardia, che cosa ha più dell’Italia? «Tanti allenatori di base, quelli che curano la formazione dell’atleta in giovane età. Magari non ci sono tanti tecnici di alto livello, ma la qualità di quelli nei settori giovanili è eccelsa».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA