PESCARA A DUE VELOCITÀ TRA SVILUPPO AZIENDALE E IL 2017 DA DIMENTICARE

10 Dicembre 2017

È un Pescara che viaggia a due velocità. Da una parte lo sviluppo aziendale con progetti avviati o già definiti – ad esempio l’acquisizione del centro sportivo Poggio degli Ulivi, l’interesse per l’ac...

È un Pescara che viaggia a due velocità. Da una parte lo sviluppo aziendale con progetti avviati o già definiti – ad esempio l’acquisizione del centro sportivo Poggio degli Ulivi, l’interesse per l’acquisto dell’Ekk Hotel e l’iter avviato per il nuovo stadio – dall’altra l’aspetto tecnico che regala delusioni e preoccupazioni. In entrambi i casi al centro della discussione c’è l’attività della società. Quindi, se da un lato va lodata e incoraggiata, dall’altro non può esimersi dal raccogliere le critiche. Sì, perché sta pericolosamente vacillando un progetto tecnico avviato nel febbraio scorso, quando Zeman è tornato a Pescara non tanto per tentare di conquistare una salvezza già compromessa in serie A, quanto per avviare un lavoro che avrebbe dovuto dare i suoi frutti in questa stagione, in B. Dopo 18 gare di campionato si può tranquillamente parlare di tempo perso. Non solo Zeman non ha costruito niente negli ultimi mesi di serie A, ma il progetto che sta portando avanti in B viene bocciato dal campo. Non è la squadra del boemo, perché non riesce a esprimere il calcio secondo i principi di Zemanlandia. E’ stato detto più volte. Ed è vero, perché questo Pescara è un compromesso tra quello che è il parco giocatori a disposizione e quella che è la filosofia calcistica del suo allenatore. Non c’è sintesi, finora. Non a caso il Pescara è discontinuo. Lo è, addirittura, all’interno della stessa partita. Imbarazzante quanto inspiegabile quanto avviene ormai abitualmente con i biancazzurri che vengono rimontati e, a volte, battuti. E’ curioso il modo con il quale Zeman parla della sua squadra, quasi con distacco. “Non sono riuscito ancora a entrare nella testa dei giocatori”, ha detto alla vigilia della trasferta di Cesena. Probabilmente, se il suo lavoro non ha dato frutti in questi mesi è perché dall’altra parte non c’è la capacità di recepire certi dettami di gioco. E’ stato più volte detto che le caratteristiche di questa rosa non si addicono al 4-3-3 che ha in mente il boemo. I risultati lo stanno confermando. Perché i valori della squadra sono ben altri: non entrare nei play off sarebbe un fallimento tecnico. Un altro. Oggi, invece, il Pescara deve, addirittura, guardarsi le spalle. C’è l’incubo della zona play out. C’è un 2017 pregno di delusioni per una tifoseria che alla contestazione al presidente Sebastiani ha aggiunto Zdenek Zeman. La società ha puntato sul tecnico senza, però, mettergli a disposizione gente in grado di interpretare il suo calcio. Non lo ha fatto perché sono rimasti sul groppone alcuni giocatori dalla stagione in serie A che pensava di poter cedere, ma così non è stato. Da qui la definizione di compromesso. Non a caso, il tecnico ha detto: «Mi aspettavo un mercato diverso». Zeman non ha alternative al suo 4-3-3, questo è: prendere o lasciare. La squadra ai limiti nel recepire certi concetti aggiunge errori imperdonabili che non sono ascrivibili solo al tipo di gioco del boemo. Alcune disattenzioni e ingenuità sul campo non sono imputabili a Zeman. Non si prendono più di tanto la squadra e l’allenatore. In questo contesto la dirigenza spera di arrivare a gennaio per poter intervenire sul mercato senza perdere terreno in classifica. La situazione, però, sta precipitando. Sarà decisiva la partita di domenica prossima contro il Novara. C’è un progetto che vacilla, proprio mentre la società è impegnata a sostenere lo sviluppo del ramo aziendale e la piazza appare sfiduciata da un 2017 all’insegna delle illusioni e delle delusioni. Proprio come la sfida persa a Cesena.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA