Pescara, così fa male: è stata una comparsata

25 Aprile 2017

Organico sopravvalutato, errori nel calciomercato e l’illusione di poter lottare con i protagonisti della promozione che non si sono rivelati pronti per la serie A

PESCARA. La caduta è rovinosa, sportivamente drammatica, esagerata per le dimensioni. Forse anche imprevista per il modo in cui si è concretizzata. Si sapeva che il Pescara sarebbe stato una delle principali candidate alla retrocessione, ma in pochi pensavano di salutare la categoria a 5 turni dalla fine con una sola vittoria (sul campo) in 33 partite. Mercato carente, rosa sopravvalutata e calcoli sbagliati hanno portato ad un fallimento tecnico senza precedenti. I dirigenti e l'ex allenatore, Massimo Oddo, erano convinti che i protagonisti della promozione si sarebbero affermati anche in serie A. Al contrario, il salto di qualità non si è verificato e quasi tutti hanno sofferto il passaggio di categoria. Una difesa fragile per un torneo così impegnativo e un attacco evanescente hanno fatto il resto. Certo, per accumulare numeri così deprimenti sono intervenuti altri fattori negativi e tutto è andato storto. Ad esempio la serie di infortuni che ha colpito molti calciatori della rosa. Alcuni prevedibili (Coda, Campagnaro, Pepe), altri meno (Gyomber, Verre, Bahebeck, poi Gilardino), ma, in ogni caso, la buonasorte non è mai stata dalla parte dei biancazzurri. Nemmeno quando la squadra ha avuto la possibilità di trasformare i calci di rigore (5 errori su 7 sono davvero troppi).

Il cammino del Pescara inizia il 14 luglio a Palena. Massimo Oddo porta in ritiro 31 calciatori, tra i quali molti giovani e tanti altri che poi vanno via in prestito. In quei giorni l'ex allenatore del Delfino mostra sicurezza, anche quando con il passare dei giorni i rinforzi tardano ad arrivare.

D'altronde, la società sta rispettando i suoi input, primo fra tutti quello di conservare l'intelaiatura della stagione precedente.

Il “sacrificio” di Lapadula, ceduto al Milan per 9 milioni di euro più bonus, era stato messo in preventivo, ma bisogna correre ai ripari per trovare un degno erede. A fine luglio Oddo si esprime così. «Avevo chiesto alla società di mantenere l'ossatura e sono stato accontentato, basta aggiungere un difensore centrale e un attaccante. Sono ruoli delicati, non possiamo sbagliare. Non abbiamo fretta, i giocatori forti vengono presi a fine mercato e non mi interessa il blasone. Per esempio due Manaj andrebbero benissimo».

Invece, l'albanese non si rivela pronto per la A e a fine mercato arriva Bahebeck che passa più tempo in infermeria che in campo. Prima dell'ingaggio del francese si sondano numerosi attaccanti tra i quali Simeone, Paloschi, Pinilla, Falcinelli, Iemmello e Trotta. Ma il riscatto di Verre (4 milioni all'Udinese) aveva prosciugato le casse societarie. Così, la punta di grido resta un sogno, però non arriva nemmeno un elemento di seconda fascia. E anche in difesa manca una pedina affidabile. Per Gaston Silva, Leskovic, Bovo, Stendardo e via discorrendo l'accordo sfuma. Il mercato di gennaio non sposta gli equilibri. La squadra è in caduta libera e con l'arrivo di Zeman al posto di Oddo c'è solo l'illusione nel match vinto (5-0) col Genoa. Che finora resta l'unico successo sul campo in una stagione da cancellare in fretta.

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