Pescara e Inter fanno affari come 40 anni fa

5 Settembre 2016

In estate diverse operazioni di mercato come negli anni Settanta quando arrivarono in Abruzzo Mutti, Galbiati, De Biasi e Pavone

PESCARA. La sessione estiva del calciomercato ha riacceso vecchi legami tra Pescara e Inter. Così, all’improvviso, si è riaperta una sinergia che mancava da circa 40 anni. Negli anni Settanta, infatti, i rapporti tra le due società erano molto stretti. E le trattative, spesso portate avanti grazie ai buoni uffici di Vincenzo Marinelli, sfociavano nello sbarco in riva all’Adriatico di giovani promesse della Beneamata.

Il primo nella stagione 1975-76, quando il Pescara di Tom Rosati militava nel campionato di serie B: Bortolo Mutti. Con la maglia biancazzurra, l’ex punta giocò 33 partite segnando 8 reti, compresa la doppietta ad Avellino nel match sospeso a causa di una fitta sassaiola dei tifosi irpini (al Pescara venne assegnata la vittoria per 2-0 a tavolino). Il torneo si chiuse con una tranquilla salvezza, mentre l’anno successivo ci fu l’apoteosi con la prima promozione in A della storia.

Nella splendida cavalcata verso la massima serie, insieme a Vincenzo Zucchini, Bruno Nobili e Giorgio Repetto, ebbero spazio due ragazzi provenienti dall’Inter: i 19enni Roberto Cesati e Roberto Galbiati. In verità il primo collezionò poche presenze e in seguito proseguì la sua onesta attività di attaccante in B, C1 e C2, tornando in Abruzzo nel 1983 per vestire la maglia del Giulianova. Galbiati, invece, divenne un punto fermo. Era un centrocampista, ma Cadè lo impiegò nel ruolo di libero ottenendo risultati straordinari. Restò biancazzurro anche in A, poi fece un’ottima carriera militando nella Fiorentina, nel Torino e nella Lazio.

Nel 1977-78, dall’Inter venne prelevato in prestito un altro calciatore di prospettiva: Gianni De Biasi. L’attuale commissario tecnico della Nazionale albanese era un centrocampista diligente, che alla fine del torneo giocò 24 partite. Con il ritorno in serie B tornò all’Inter, che lo vendette al Brescia. Ma dal club nerazzurro arrivò un altro calciatore talentuoso: Peppino Pavone. L’attuale diesse del club adriatico contribuì all’immediato ritorno in A del Delfino con Antonio Valentin Angelillo in panchina.

Da quella stagione, le trattative tra Pescara e Inter divennero sempre meno frequenti. Fino a questa estate, quando i dirigenti biancazzurri hanno allacciato rapporti fitti con quelli nerazzurri. Così, sono arrivati in Abruzzo Rey Manaj in prestito e Cristiano Biraghi a titolo definitivo. Quest’ultimo è entrato nell’affare Caprari, acquistato dall’Inter per 5 milioni di euro e rimasto per un’altra stagione in riva all’Adriatico.

Dunque, domenica sera all’Adriatico andrà in scena un match dalle forti emozioni, magari contrastanti, che abbraccerà i tre biancazzurri. Ora, il tema è questo: in caso di gol esulteranno? Partiamo da Biraghi, che vorrà farsi rimpiangere a tutti i costi dal club in cui è cresciuto. L’Inter lo ha svezzato, ma anche illuso. Il terzino sinistro, infatti, a soli 18 anni giocò titolare una gara di Champions League contro il Werder Brema, però poi non gli venne data nessun’altra chance. Se segnerà, quasi sicuramente darà sfogo alla sua gioia. Su Manaj nessun dubbio, dal momento che qualche giorno fa ha chiarito il suo pensiero su Twitter. «Confermo, non posso esultare contro l’Inter, ma darò il massimo magari segnando». Nemmeno su Caprari dovrebbero esserci dubbi. Non ha ancora vestito la maglia nerazzurra, sarebbe paradossale vederlo immobile in caso di gol. Infine, il pescarese Pierfrancesco Visci. Qualora segnasse la squadra di Oddo dovrà stare calmo per non rischiare il licenziamento, visto che dallo scorso giugno è il segretario dell’Inter...

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