Pescara, non c’è feeling con l’Adriatico

8 Febbraio 2015

Bjarnason acciuffa il pari con il Cittadella all’ultimo assalto, ma i biancazzurri tra le mura amiche sono da retrocessione

PESCARA. Un altro pareggio, il secondo di fila, questa volta acciuffato per i capelli, all’ultimo assalto quando ormai sembrava materializzarsi la seconda sconfitta di seguito in casa.

Il gol di Birkir Bjarnason ha evitato un passo falso che, vale la pena sottolinearlo, sarebbe stato immeritato. Nonostante la buona prestazione di un Cittadella che è tornato in Veneto con il quarto risultato utile di fila che gli consente di muovere la classifica nei bassifondi.

Il Pescara non ha mai vinto all’Adriatico-Cornacchia nel 2015 e questo è un elemento che conferma le difficoltà della squadra di Marco Baroni a giocare tra le mura amiche. Una considerazione suffragata dal dato statistico: i biancazzurri hanno conquistato solo 14 punti all’Adriatico-Cornacchia, ha fatto peggio solo la Ternana (13) che oggi (nel posticipo contro il Brescia al Liberati) ha la possibilità di cancellare questo primato negativo e di scavalcare il Pescara in classifica. Non c’è feeling tra la formazione di Baroni e l’Adriatico-Cornacchia e nemmeno la rete di Bjarnason è bastata a lenire l’amarezza e la delusione di una tifoseria infreddolita che sperava di essere riscaldata dai biancazzurri. In effetti, le premesse per un pomeriggio migliore c’erano tutte. E l’avvio del Pescara è stato incoraggiante. A tratti spumeggiante, capace di creare diverse occasioni da rete e di mettere alle corde il Cittadella.

Pettinari, preferito a Pasquato in avanti nel 4-4-2 varato da Baroni, e Politano hanno avuto più volte la possibilità di sbloccare il risultato, ma vuoi gli interventi di “nonno” Pierobon (46 anni da compiere a luglio, è il giocatore più anziano della serie B) vuoi l’imprecisione al tiro hanno salvato l’undici di Foscarini. Che, dopo l’avvio sofferto, ha preso coraggio e campo. E ha sbloccato il risultato al 28’ con Stanco, complice anche un’indecisione difensiva. Un fulmine a ciel sereno.

La rete ha cambiato il corso della partita visto che il Cittadella ha poi legittimato il vantaggio e il Pescara è andato in confusione.

Ha sofferto specialmente a centrocampo dove l’impiego di Brugman al posto di Selasi (in panchina) non ha sortito gli effetti sperati e sul piano atletico i veneti sono sembrati più brillanti. Con il passare del tempo ha perso il bandolo della matassa negli ultimi venti metri. Ha sì attaccato, ma senza lucidità, andando a sbattere costantemente sul muro eretto davanti a Pierobon. Che, al 9’ della ripresa, è stato tempestivo nell’uscire su Pettinari lanciato a rete. Nemmeno i cambi effettuati durante il secondo tempo hanno aiutato il Pescara a trovare varchi. Dentro Sansovini, Caprari e Pasquato, squadra trasformata con il passaggio dal 4-4-2 al 4-3-3. Generosi, ma imprecisi i biancazzurri nel forcing finale. E lì dove non sono arrivati con il gioco eccoli premiati con la forza della disperazione. Ultimi minuti emozionanti con occasioni da ambo le parti. Il Pescara ha sfruttato i calci piazzati per raggiungere il pareggio. Ci è andato vicino al 38’ con il palo di Melchiorri sugli sviluppi di un calcio d’angolo e nell’ultimo dei cinque minuti di recupero con l’islandese Bjarnason che ha corretto in rete un pallone calciato da Pasquato dalla destra. 1-1, ma quanta fatica!

E le difficoltà di una squadra che sta cercando nuovi equilibri di gioco sono state sottolineate da qualche fischio del pubblico che sperava nei tre punti per prendere possesso della zona play off. Ancora alti e bassi sul piano del gioco, non è ancora il Pescara immaginato dai tifosi.

@roccocoletti1

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