Pescara non va, Zauri sotto esame

15 Dicembre 2019

Il tecnico cambia ancora, ma le scelte (difesa a tre e attacco senza centravanti) sono infruttuose

La sconfitta ci sta tutta. E il risultato di 2-0 per il Frosinone - salito al secondo posto in attesa delle altre partite della 16ª giornata della serie B - rende merito alla superiorità manifestata dai ciociari nel secondo tempo. Un passo falso che fa perdere ulteriore quota in classifica al Pescara, già fuori dalla zona play off. Appena due punti in quattro partite e la sensazione che i biancazzurri siano in fase calante. Ma lo stop del Benito Stirpe porta anche la firma in calce del tecnico Luciano Zauri. Discutibile, infatti, la scelta iniziale di partire con la difesa a tre e senza un centravanti di ruolo, tenendo fuori le punte che la società gli ha messo a disposizione in estate oltre al giovane Borrelli. Ancora una volta l’allenatore di Pescina si è adattato alle caratteristiche dell’avversario modificando la propria fisionomia di gioco, quella che con il 4-3-2-1 ha portato punti e bel gioco fino a un mese fa. Un segnale di paura, un errore.
Questione di personalità, Zauri ha deciso di accantonare la sua struttura di gioco per inseguire quella del Frosinone. I continui cambiamenti di formazione e di modulo stanno portando a un’involuzione laddove, invece, il processo dovrebbe essere quello di crescita. A Frosinone appena una conclusione nello specchio della porta in 90’, quella di Galano alla mezzora della ripresa con i gialloblù già in vantaggio. Poca roba. Solo sterile possesso palla, mai finalizzato a far male all’avversario. Memushaj trequartista con Galano e Machìn attaccanti, almeno due di loro fuori ruolo in un 3-4-1-2 che ha brillato per fraseggio fino alla trequarti per poi risultare letteralmente spuntato. Incapace di far male. Rare le occasioni in cui il Pescara è entrato in area. Per un tempo equilibrio con maggiore possesso palla per i biancazzurri e qualche azione pericolosa dei ciociari. Ma almeno fino all’intervallo la sensazione è che lo 0-0 sia il risultato giusto. In attesa, ovviamente, che la partita si sblocchi sul piano tattico. La scintilla che l’ha accesa è stato l’ingresso in campo dell’ex celanese Dionisi in attacco al posto di Novakovich. Da lì i padroni di casa sono cresciuti e il Pescara è rimasto con il cerino in mano fino a bruciarsi. Meritato il vantaggio maturato grazie all’inserimento in area del centrocampista Raffaele Maiello che al 18’ ha finalizzato un assist al bacio di Dionisi. Difesa biancazzurra bucata centralmente nell’unica occasione in cui sono saltati i riferimenti. La reazione è stata velleitaria, così come si è rivelato tutto il progetto gara. Zauri ha perso la partita prima ancora di iniziarla a giocare, snaturandosi di nuovo non memore di quanto accaduto contro la Cremonese in casa e ignaro della lezione ricevuta la settimana precedente dal Venezia che gli ha rimontato due gol. Impossibile bucare la difesa dei ciociari senza un centravanti di peso e con i trequartisti come Galano e Machìn costretti spesso a schiacciarsi sui marcatori gialloblù. Nulla è cambiato anche quando Zauri ha messo prima Maniero e poi Borrelli, ormai la frittata era fatta. Impossibile invertire il trend dell’incontro. Il Pescara non ha mai dato la sensazione di poter pareggiare la partita. Il Frosinone, invece, ha proseguito il processo di crescita all’interno della partita, sfiorando il raddoppio in più occasioni fino a raggiungerlo in pieno recupero con Federico Dionisi, al quinto gol, su assist di Haas. Frosinone si conferma una trasferta tabù per i biancazzurri, lo è dal 1951. Ma le scelte di Zauri stanno complicando la vita a un Pescara che continua a essere indecifrabile. Gli viene chiesto un posto nei play off e un calcio gradevole. Ora sembra in stato confusionale. Considerazione che il presidente Sebastiani aveva già fatto la settimana scorsa legittimata dall’andamento della partita dello Stirpe. Chiaramente, Zauri è una scommessa di Sebastiani e prima di esonerare il tecnico ci penserà mille volte. Ma le riflessioni sono in corso. Il tecnico di Pescina, le sue scelte e la sua impostazione sono più che mai in discussione.
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