Pescara, pari senza sorrisi Maniero evita la sconfitta

Delfino con l’uomo in più per 70’ ma non lo sfrutta. Baroni torna a rischio
di Luigi Di Marzio
Ma si può rischiare di perdere una partita con la superiorità numerica, grazie all’espulsione di un giocatore avversario, e soprattutto farsi ribaltare il risultato dallo 0-1 al 2-1? Certo che si può se ti chiami Pescara. A Perugia, ieri, è successo questo e solo un guizzo al 92’ di Riccardo Maniero ha evitato una sconfitta (meritata) ai biancazzurri.
Coraggio, forza, furore. Marco Baroni, che ora rischia di nuovo l’esonero, voleva una squadra con queste caratteristiche, ma, forse, ha sbagliato partita. Squadra senza intensità, senza logica, con pochissime idee e, soprattutto, senza identità. Al Curi finisce 2-2, ma il risultato non inganni perché il Pescara meritava la sconfitta per come è stata gestita la partita. Il Delfino, appena andato in vantaggio con il gol di Memushaj e con l’uomo in più (espulso il portiere perugino Koprivec) è “uscito” inspiegabilmente dal campo. I biancazzurri si sono fatti raggiungere da Falcinelli su rigore, ma la cosa più grave che non sono mai stati in grado di riprendere le redini del gioco subendo l’avversario bravo a crederci fino al gol del 2-1 firmato da Fossati, aiutato dall’ennesima dormita della retroguardia.
Pescara bocciato, dunque, visto che l’unica nota positiva è il nono gol di Maniero che ha portato al terzo pareggio in quattro gare con il quarto risultato utile consecutivo. Il Delfino visto in Umbria non è piaciuto. Timido, impaurito e a tratti irritante. Il Pescara ha poche idee, e parecchio confuse. Non ha personalità. Dopo il vantaggio ha giocato sottoritmo e con il passare del tempo ha smarrito la via della porta avversaria. Atteggiamento inconcepibile di una squadra che poteva e doveva sfruttare in maniera totalmente diversa le occasioni avute al Curi. Il Perugia del pescarese Andrea Camplone (il grande ex, quello più atteso) ha avuto il merito di crederci fino alla fine e di continuare ad attaccare nonostante l’equilibrio nel punteggio e l’inferiorità numerica. Se il Pescara avesse avuto un pizzico della determinazione degli avversari, forse, adesso, si stava parlando di tutt’altra prestazione. L’unica buona notizia nel pomeriggio perugino è il ritorno in campo di Gaston Brugman, uno dei pochi (si contano davvero su tre dita) a salvarsi. Il 22enne centrocampista uruguaiano ha messo in mostra tutta la sua classe e la generosità. Era al rientro dopo un lungo infortunio e adesso può diventare l’arma in più del Pescara. Per il resto, il Pescara parte benino, sfiora il gol con Brugman, al 16’, reclama un rigore (dubbio) per un fallo ai danni di Melchiorri e poi si porta avanti grazie al tap-in vincente di Memushaj, il quale corregge a rete la respinta di Provedel che aveva ipnotizzato Maniero dal dischetto. Dopo 8’ è arrivato il pareggio del Perugia, dal dischetto, con Falcinelli, dopo un fallo ingenuo di Pesoli su Lanzafame. Ecco, qui esce di scena il Pescara e la squadra di Camplone (in dieci) si porta avanti dopo una manciata di minuti dall’inizio del secondo tempo. A far esplodere il Curi ci pensa Fossati che sfrutta l’ottima intuizione dell’ex Nicco per trafiggere Aresti. Il Delfino rischia ancora e non riesce a riprendere il largo. Melchiorri è un po’ impreciso e Maniero non riesce ad incidere. Aresti fa un paio di parate sulle conclusioni di Falcinelli e Lanzafame ed evita un passivo più pesante. I titoli di coda scorrono sulla partita, ma come era successo contro il Lanciano, il Pescara resuscita. Cros di Pasquato dalla destra, Maniero legge la traiettoria e batte a rete di testa: 2-2 e tripudio biancazzurro. Un punticino buono per la classifica, ma solo quello perché la prestazione di ieri non lascia ben sperare. Ma chi era in dieci, il Pescara o il Perugia?
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