Pescara risale, Lanciano nei guai

4 Aprile 2016

La squadra di Oddo cerca conferme ad Avellino, Campagnaro out. La Virtus vuole ripartire

DINO VENTURONI. Quando l’avversario di turno della Juventus comincia a piangere per qualsiasi cosa, è segno che la Juve sta per vincere lo scudetto. Anzi, che lo vincerà – anche se il discorso, sulla carta, non è ancora chiuso.

La storia non è nuova. Tanto per restare agli ultimi anni: nel 2012 il piagnisteo del Milan per il gol non visto di Muntari nello scontro diretto si protrasse per settimane, il tempo per la Juve di sorpassare i rossoneri – arrivati a primavera in stato di decozione – e andarsene verso il primo titolo dell’era Conte. Nella stagione scorsa la Roma fece anche peggio, gridando al campionato falsato già dopo la partita persa 3-2 allo Stadium (era l’inizio di ottobre). Da allora i giallorossi e la grancassa mediatica che li sostiene continuarono a ricordare per mesi all’universo mondo gli episodi dubbi che li avevano condannati in quella sfida autunnale per nulla determinante, salvo poi declinare rapidamente e scivolare a distanza siderale dalla Signora.

Adesso tocca al Napoli e in particolare a Maurizio Sarri, tecnico tanto bravo nell’insegnare un calcio unico in Italia quanto fastidiosamente italiano nelle continue lamentazioni e proteste. Arbitraggi contestati ed espulsioni a parte, il suo recente cavallo di battaglia è: «Dobbiamo sempre giocare dopo la Juve, così abbiamo una pressione innaturale» (ma invece non sarebbe un grosso vantaggio, se la Juve dovesse inciampare?). E ieri a Udine si è aggiunta un’altra perla: «Le 12.30 sono un orario difficile, innaturale, e lo stiamo accusando» (l’Udinese è forse più abituata a giocare a quell’ora?).

La verità è quella di sempre, in Italia non c’è cultura della sconfitta e mettere le mani avanti, crearsi degli alibi, è il modo più diffuso per mascherare i propri problemi. La verità è che il Napoli attuale accusa l’andatura pazzesca a cui la Juve lo ha costretto con le sue 20 vittorie nelle ultime 21 (una sola delle quali, è il caso di sottolinearlo, con contestazioni degli sconfitti per episodi arbitrali). Il nervosismo visto in campo ieri a Udine – Higuain rischia una stangata dal giudice sportivo – ne è evidente dimostrazione. Essere stanchi nella testa e nelle gambe ci può stare, inventarsi delle scuse ci sta meno: è il segno della resa che arriva quando la battaglia è ancora aperta.