Pescara, Salamon principe della difesa

24 Marzo 2015

È un mix perfetto di classe e tecnica, adora Coelho e Tolstoj

PESCARA. Classe, eleganza, tecnica e forza fisica. “Il principe”Bartosz Salamon è sempre più protagonista del campionato del Pescara. Il difensore polacco è ormai un elemento insostituibile della retroguardia biancazzurra. Bisogna fare uno sforzo enorme per ricordare nella storia recente del Delfino un centrale di temperamento e affidabilità paragonabili a quelle del 24enne polacco. Forse Ubaldo Righetti o Giacomo Dicara, anche se entrambi avevano caratteristiche diverse rispetto a Salamon. Il gigante (è alto 194 centimetri) di Poznan arriva in Italia (al Brescia) all’età di 16 anni.

Lo scopre Maurizio Micheli, ex operatore di mercato del club lombardo e attuale responsabile scouting del Napoli. Durante una gara Under 16 tra Portogallo e Polonia, Micheli nota le qualità di questo mediano longilineo abile in marcatura, ma anche con i piedi. Un primo contatto c’è alla fine di quel match, poi Micheli si reca a Poznan accompagnato da un interprete che poi è il cameriere polacco che lavora per il presidente Corioni. Su Bartosz c’è anche la Juventus, ma il blitz va a buon fine e il giovane accetta la proposta.

Qualche mese dopo si presenta a Brescia per iniziare la preparazione sorprendendo tutti: Salamon, infatti, ha già imparato l’italiano. Lo si vede in giro per la città con un dizionario in tasca che consulta per i termini più complicati, ma la padronanza della lingua è cosa fatta prima di cominciare. È così Bartosz, vuole sempre migliorare dentro e fuori dal campo. «Chi crede di sapere tutto – disse una volta - in realtà non sa niente». Si informa in continuazione, divora quotidiani e coltiva la sua passione per la lettura (Coelho e Tolstoj i suoi scrittori preferiti). A Brescia, dopo un campionato Primavera, debutta in B a 17 anni. Nel 2010-11 va al Foggia di Zdenek Zeman in Lega Pro in cui disputa il primo torneo da protagonista (27 presenze e 2 gol), poi torna in Lombardia dove avviene la definitiva consacrazione. Il merito è anche di Alessandro Calori che lo sposta dalla mediana al centro di una difesa a tre. La nuova posizione esalta le sue qualità di regista arretrato e il polacco comincia ad impostare il gioco dalle retrovie con naturalezza e precisione.

Dei difensori del passato ammira Beckenbauer, di quelli contemporanei Hummels del Borussia Dortmund, ma il suo idolo è Piquè del Barcellona. Molto cattolico, in famiglia cresce con i racconti su Papa Giovanni Paolo II di suo padre Roman che fa il tornitore e di sua madre, Malgorzata, infermiera caposala.

È un ragazzo di sani principi e di solida educazione. Si dice che sia fissato per la puntualità, una dote decisamente poco italiana. «È l'unica cosa che non mi piace di questo Paese – affermò tempo fa – per il resto qui è tutto molto soddisfacente». La scorsa estate il Pescara lo ha preso in prestito con diritto di riscatto dalla Sampdoria che di sicuro eserciterà l’opzione di controriscatto prevista nell’accordo. Dunque, a giugno il difensore assistito da Mino Raiola farà ritorno in Liguria. In realtà, c’è una piccola speranza di vederlo qui anche la prossima stagione, ma la condizione necessaria affinché resti è la conquista della serie A. Con la promozione, infatti, i dirigenti potrebbero formulare una proposta allettante per rilevare il calciatore che due anni fa venne pagato 3,5 milioni di euro dal Milan e poi scambiato con la Samp per Andrea Poli. Ma senza la A Bartosz dirà addio al Pescara.

Giovanni Tontodonati

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