Pescara, senti Zanon: «Manca il gruppo»

Il terzino aquilano del Frosinone (in biancazzurro per 4 anni): «Squadra senza ossatura, commessi degli errori»
PESCARA. La prima volta da ex all’Adriatico. Domenica Damiano Zanon tornerà nello stadio dove ha raccolto le migliori soddisfazioni della sua carriera. Due promozioni in tre anni dalla Lega Pro alla serie A, oltre 100 gare in biancazzurro, alcune giocate con la fascia di capitano al braccio. Sarà un ritorno in grande stile per il laterale aquilano che è primo in classifica con il suo Frosinone.
Zanon, come si sta lassù? «Benissimo, stiamo facendo un campionato straordinario. L'entusiasmo è alle stelle e si respira un'aria davvero meravigliosa, ma non pensiamo alla serie A. Il nostro obiettivo è la salvezza: dopo i 50 punti ci divertiremo».
Che tipo è Stellone?
«È un allenatore preparato che cura in egual modo le due fasi. Mi ricorda Di Francesco, non soltanto nella preparazione delle partite, ma anche nella gestione del gruppo. Spesso fa ricorso al turn-over per cui tutti si sentono titolari: questo è un aspetto fondamentale per preservare l’unità di intenti».
Qual è il vostro segreto?
«A Frosinone c’è una struttura formata da calciatori di grande spessore, soprattutto morale, da una società capace e da un allenatore emergente: un mix vincente».
La prima volta nel “suo” stadio. Domenica cosa proverà?
«Ho già affrontato il Pescara da avversario a Bari lo scorso febbraio (al termine della gara fu esonerato Marino, ndc). Sarà una bella emozione entrare in quello stadio, però sono un professionista e dopo pochi minuti penserò soltanto a giocare».
Si aspettava il Pescara in zona play out?
«No, purtroppo non ha iniziato bene il torneo, ma pian piano risalirà la classifica. Giocare lì non è mai semplice. I tifosi rappresentano un'arma in più con il loro calore, ma non tutti i calciatori reggono la pressione. Per qualcuno è uno sprone, per altri può rivelarsi devastante, soprattutto per i più giovani che magari non sono abituati a gestirla».
Quali sono le cause di questo avvio deludente? «Dall’esterno non è semplice individuarle. A Frosinone c’è un’ossatura storica formata da sei, sette elementi attorno a cui si è costruita la squadra. Credo che sia un po' quello che manca al Pescara».
Ha seguito la contestazione dei tifosi?
«Si, ripeto, a Pescara forse si esagera, però gli ultimi campionati i tifosi hanno avuto tante delusioni. I risultati dicono che si è passati dalle stelle alle stalle. La dirigenza avrà le sue colpe, anche se nel calcio si può sbagliare. Rifondare un organico ogni stagione e ottenere risultati importanti non è facile. Dopo i primi tre anni in cui la dirigenza ha puntato su un’ossatura definita il progetto è stato interrotto. Guardate chi ottiene buoni risultati: oltre al Frosinone, Lanciano, Avellino e Carpi, tutte squadre che hanno una base di calciatori che si conoscono alla perfezione».
Un giudizio su Marco Baroni?
«L'anno scorso a Lanciano ha dimostrato di essere un buon allenatore, però aveva tanti ragazzi che hanno sposato le sue idee. A Pescara si è cambiato tanto, bisognerà lavorare per costruire qualcosa di importante».
Chi vincerà domenica? «Scenderemo in campo con la consueta rabbia agonistica per dare battaglia, ma sarà una partita molto difficile. Cercheremo di sfruttare questo momento per portare a casa un risultato positivo».
Con il Pescara stava per prolungare il contratto, ma la trattativa è saltata. Come sono ora i rapporti con la società?
«Buoni, ogni tanto mi sento con il presidente Sebastiani. Continuo a pensare che la scelta di non riconfermarmi sia stata sbagliata, ma alla fine abbiamo risolto i contrasti da persone mature. Sarei rimasto volentieri: resto tifoso biancazzurro».
Giovanni Tontodonati
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