Pierleoni: io e Totò Schillaci amici da sempre

20 Settembre 2024

La vecchia gloria marsicana e l’eroe di Italia 90 insieme a Messina nel 1987: «Vivevamo in simbiosi»

CELANO. Anche l’Abruzzo piange la morte dell’Eroe di Italia 90. Era stato da queste parti, l’anno scorso, a Lanciano, per una premiazione. La notizia della morte di Salvatore Schillaci ha scosso anche una vecchia gloria del calcio marsicano, Angelo Pierleoni, ex compagno di squadra del compianto Totò, «non solo un amico. Un fratello, andato via troppo presto». Sul campo del Giovanni Celeste di Messina si incontrarono per la prima volta nel 1987, «Eravamo due giocatori fortissimi. Lui, però, lo era di più. Gli ho sempre detto che la carriera gli avrebbe riservato un posto tra i grandi. Così è stato. Certi talenti non puoi non riconoscerli». Pierleoni, 61 anni, ex calciatore nato a Celano, dal passato nel calcio che conta (ha vestito le maglie di Cesena, Ascoli, Benevento, Brescia, Fermana e Teramo, tra le altre) si commuove mentre parla di Schillaci. Lo racconta nella quotidianità dei due anni condivisi al sole della Sicilia, «sotto la guida di Scoglio, prima, e Zeman poi. Anch’io feci un sacco di gol, ma lui era un rapinatore d’area. E poi calciava tutti i rigori. Sapevamo che diversi club di serie A erano interessati a lui. Era importante mettersi in mostra il più possibile». Non solo di calcio, i due parlavano di tutto. Soprattutto, si confidavano dopo qualche screzio coniugale. E poi erano simili, «o almeno così ci sentivamo. Venivamo entrambi da famiglie di operai. I nostri genitori avevano faticato per garantirci un futuro e questo ci dava tanta forza. Il senso del sacrificio ci ha permesso di goderci ogni singolo momento, specie quando ci ritrovavamo in mezzo al campo e sentivamo i tifosi urlare sugli spalti», ha rivelato Pierleoni. L’amicizia con Totò Schillaci nacque velocemente, complice la vicinanza degli alloggi concessi dalla società. Furono assegnati due appartamenti porta a porta. Sul lato che affacciava sul mare, due terrazzini confinanti. «Era come vivere nella stessa casa. Eravamo vicini, ma trascorrevamo le nostre giornate sempre assieme. All’epoca io vivevo là con la mia ex moglie Marilena. Lui con la sua prima moglie Rita. Uscivamo per la colazione e ci salutavamo solo alla sera per andare a dormire». Anni felici, trascorsi a giocare a calcio per costruirsi un futuro. Ci si allenava a mille. Soprattutto durante la gestione Zeman. «Gli allenamenti erano talmente duri che Schillaci si lamentava già appena sveglio. Gli dicevo che doveva resistere, che in campo si sarebbero visti i risultati. Così fu. Andavamo a mille, correvamo fino al novantesimo minuto. Noi ci abbiamo messo del nostro, sotto tutti i punti di vista. Non abbiamo mai trasgredito le regole della società. Siamo stati dei giocatori scrupolosi. Anche se ci siamo separati non ci siamo mai persi di vista. Vederlo giocare da eroe ai mondiali del ‘90 mi ha riempito il cuore. Ma non ne sono mai stato stupito. In questi giorni mi tornano alla mente tanti ricordi e mi scende qualche lacrima. Voglio immaginarlo in paradiso, perché è quello il posto per le brave persone», confida Pierleoni. E ripensa alle passeggiate lungo il porto di Messina, quando si concedevano una granita alla mandorla. E si chiacchierava di cose semplici. E si sognava da grandi.
Alice Pagliaroli
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