Pioli-mania, la Lazio è da applausi

14 Aprile 2015

Sacchi: «Un capolavoro». Con la Juve ko De Vrij, Novaretti e Parolo

ROMA. Tutto il calcio italiano lo applaude, qualcuno lo rimpiange. L'ambizione di Stefano Pioli di diventare un giocatore è stata più forte, cresciuta a Parma in una famiglia legata al calcio: il papà Pasquino come dirigente; il fratello Leonardo, una promessa che è poi diventato anche lui tecnico, così come l'altro fratello Danilo. A fare carriera, però, è stato Stefano: prima come calciatore - anche in Juve e Fiorentina - e poi da allenatore, con tante esperienze in provincia - le ultime al Chievo, Palermo e Bologna- che avevano fatto storcere il naso ai diversi tifosi della Lazio: «Con questo andiamo in Serie B», dicevano a inizio stagione. Forse anche qualcuno dei 50mila che sabato all'Olimpico hanno scandito il suo nome. Il poker all'Empoli è valso inoltre il sorpasso, al secondo posto, dei cugini della Roma. «La Lazio è la grande sorpresa, non da ora», ammette l'ex ct Sacchi. «Lotito e Tare, in questi anni, hanno fatto dei capolavori. La squadra gioca e cresce partita dopo partita. Pratica un calcio generoso, da protagonisti e con coraggio». Merito di un gruppo umile e determinato, plasmato ad immagine del 49enne parmigiano. «Il suo pregio è la generosità», evidenzia il suo vice, Murelli. «Il suo licenziamento fu un mio errore. Mi sto ancora mangiando il cappello, per non dire altro», si rammarica il numoero del Palermo, Zamparini che oggi lo paragona «ad Ancelotti». Pioli ha un contratto di un anno, ma a fine stagione si rivedrà con Lotito per una conferma quasi scontata. Nel frattempo, però, c’è da pensare alla Juve. Sabato allo Stadium i biancocelesti dovranno fare a meno di tre pedine. De Vrij, Novaretti e Parolo infatti sono ko per infortunio con quest’ultimo che ne avrà per un mese per una costola rotta.