Platini: espulsioni a tempo ma niente tecnologia

29 Dicembre 2014

Il presidente dell’Uefa rilancia la vecchia proposta del “cartellino bianco” Pollice verso per la moviola in campo: «Costa troppo, meglio dare soldi ai vivai»

DUBAI. Sì all’espulsione a tempo, no alla tecnologia di porta, ma soprattutto calcio modello sociale per «tutti i bambini del mondo». Il presidente Uefa Michel Platini sceglie il palco del «Globe Soccer» a Dubai per promuovere il calcio etico e rilanciare una sua vecchia idea: il cartellino bianco che prevede l’espulsione temporanea per motivi comportamentali. Secondo il numero 1 del calcio europeo, questo terzo tipo di cartellino avrebbe il compito di smorzare le tensioni.

«L’Uefa studierà il cartellino bianco», ha annunciato. «Dobbiamo sentire il senso di responsabilità e non dimenticare il passato del football, del gioco più popolare. Il nostro domani è nell’investimento rivolto alla formazione di atleti che siano prima di tutto uomini, non possiamo accettare chi pensa solo agli aspetti finanziari, ai trasferimenti o alla speculazione. Sulle nostre maglie, nelle competizioni Uefa per Nazionali, non portiamo sponsor, come sulle bandiere dei Paesi che rappresentiamo. Forse rinunciamo a molti soldi ma questo ci rende lo sport di tutti. Al calcio servono interpreti irreprensibili, capaci di riconoscere l’autorità di un arbitro», ha aggiunto Platini. «Io sono favorevole all’espulsione a tempo, il cartellino bianco, riservata esclusivamente alle sanzioni comportamentali. Una protesta eccessiva, non un fallo di gioco, la frase sbagliata verso il direttore di gara. L’Uefa studia e proverà questa soluzione. Non so, due, cinque, dieci minuti fuori, come nel rugby o nell’hockey. Bisogna riconoscere dove c’è del buono: in questo modo le simulazioni e i reclami diminuiscono drasticamente».

Pollice verso, invece, quando si parla di tecnologia sulla linea di porta che, a detta di Platini, «comporterebbe una spesa di 50 milioni in cinque anni». Troppi, meglio quindi destinarli – aggiunge – ai vivai piuttosto che a un sistema che, forse, serve per una o due volte all’anno.

Secondo il presidente bianconero Andrea Agnelli, «il calcio italiano ha bisogno di recuperare, compresa la Juve che pure passa da ottimi risultati sportivi e di fatturato. Eravamo il campionato dei fuoriclasse e oggi siamo considerati un transito. Non possiamo confrontarci con chi ha strutture di ben altra capacità. Il nostro campionato ha impianti con età media di 64 anni e non regge il confronto con chi ha sviluppato arene moderne, confortevoli e più capienti. Il Chelsea ha una capacità doppia di vendita di biglietti rispetto alla Juve e in Germania il reddito medio è più alto rispetto all’Italia, quindi il problema non sono solo gli stadi».