Poeta: non smetto di sognare, voglio un trofeo

L’indimenticato ex regista del Teramo basket si prepara con la Nazionale in vista degli Europei
Da Jesolo a Folgaria passando per Battipaglia. E’ un’estate piena di appuntamenti per lo “scugnizzo” Giuseppe Poeta, indimenticato play del Teramo basket, ora in Veneto per godersi un po’ di vacanza prima di trascorrere qualche giorno nella sua città. Dal 20 luglio, però, vacanze finite perché inizierà in Trentino il raduno della nazionale per preparare gli Europei. «Sarà l’ottava annata di fila con la maglia azzurra e per questo sono contentissimo. Sono anche ottimista: può anche essere l’anno giusto per mettere la classica ciliegina sulla torta. L’obiettivo principale è qualificarsi per le Olimpiadi di Rio del 2016».
Un’occasione anche per rivedere Achille Polonara suo ex compagno a Teramo.
«Mi fa molto piacere e sono contento che sta ottenendo grandi risultati. Perché è un ragazzo umile che ha grande voglia e soprattutto grandissimo talento».
Parliamo della sua esperienza in Spagna: due anni tra il Vitoria e il Manresa.
«Senza ombra di dubbio molto positiva. Ho avuto l’opportunità, per la prima volta nella mia carriera, di disputare l’Eurolega. E’ stato tutto bellissimo, ho avuto modo anche di imparare una nuova lingua. C’è stato qualche problema fisico che però non mi ha impedito di esprimermi al meglio».
Futuro ancora in terra iberica?
«Non mi sento di escludere niente. Ora mi concentro sulla nazionale, poi valuteremo».
Quali sono le principali differenze tra il basket italiano e quello spagnolo?
«Ce ne sono tante davvero. In Spagna sanno vendere meglio il prodotto. I palasport, belli e funzionali, sono sempre pieni di famiglie, i siti internet delle squadre sono molto efficienti e vengono trasmesse tante partite in televisione. Magari sono anche avvantaggiati dal fatto che due formazioni come Barcellona e Real Madrid riescono a trascinare il sistema. Dal punto di vista tecnico posso dire che le squadre hanno roster di dodici giocatori che vanno tutti in campo e ci sono meno americani».
Manca qualcosa alla sua carriera?
«Non smetto mai di sognare. Sono contentissimo della mia carriera, ma dopo aver toccato il traguardo delle 100 gare in nazionale ed aver disputato l’Eurolega, lavoro e sogno per vincere qualcosa di importante, per alzare un trofeo».
Peppe Poeta a Teramo ha lasciato un grande ricordo.
«A Teramo sarò grato per tutta la vita anche perché sono state la società e la squadra che mi hanno permesso di arrivare a certi livelli. E quindi ringrazio Carlo Antonetti. L’esperienza non è finita benissimo, ma come tutti gli amori. E’ stato creato un progetto che ha divertito e ha permesso a Teramo di essere conosciuta in Italia ed in Europa».
L’episodio o il momento che ricorda con maggior affetto della sua esperienza in biancorosso?
«Sicuramente il raggiungimento della Final Eight ed il terzo posto nella stagione 2008/2009 che mi hanno permesso di vincere il “Premio Reverberi” come miglior giocatore italiano».
Con la città di Teramo mantiene ancora dei rapporti?
«Torno spesso a Teramo anche perché mia sorella è rimasta lì e si è fidanzata. Ho tantissimi amici e ci vediamo di frequente per serate bellissime».
E con i suoi ex compagni “teramani”, con quali conserva ancora dei rapporti?
«Grazie ai social network sentirli è molto più facile. Sono contento, comunque, per Achille Polonara come già ricordato e per il capitano, Gianluca Lulli che ha intrapreso la carriera da coach ed ha fatto subito un’annata strepitosa a Palestrina».
Un giorno, magari, le piacerebbe tornare a giocare a Teramo?
«Teramo è una piazza che merita. Perché no? Mai dire mai…» .
Matteo Falzon
©RIPRODUZIONE RISERVATA

