Primante, l’infortunio e un sogno infranto: «Ho rischiato la vita»

La calciatrice di Canosa vittima di un grave scontro di gioco «È dura non poter più giocare, adesso alleno i bambini»
CANOSA SANNITA. Lo scontro di gioco violento, l’arrivo dell’ambulanza, la corsa all’ospedale, l’operazione d’urgenza e un risveglio drammatico con l’asportazione di un rene. La vita di Gabriella Primante è cambiata in pochi secondi. È il 28 aprile del 2019. Siamo agli sgoccioli del campionato di Eccellenza di calcio femminile. Gabriella, esterno dell’Intrepida Ortona, affronta la capolista Free Girls. La voglia di ben figurare contro la prima della classe è tanta. Così, quando al 10’ arriva un cross al centro dell’area, lei si avventa a tutta velocità sul pallone, cercando lo stacco di testa. Ma il portiere delle Free Girls la travolge in uscita, colpendola col ginocchio sul fianco. «Un dolore allucinante», ricorda Primante, 27 anni, di Canosa Sannita, «all’inizio pensavo di rialzarmi subito perché volevo continuare a giocare, poi mi sono resa conto della gravità dell’infortunio. Per fortuna a bordo campo c’era l’ambulanza che non sempre è presente alle nostre partite. Quando sono arrivata in ospedale, mi hanno detto che avevo un rene spappolato e un’emorragia interna. Mi hanno operata d’urgenza e mi sono risvegliata senza un rene».
E con un sogno spezzato: niente più calcio giocato per la ragazza di Canosa che a 12 anni ha iniziato a tirare i primi calci al Tollo, dopo aver visto in televisione le prodezze del suo idolo Del Piero. «Prima facevo nuoto e pallavolo», ricorda Primante, «ma ho sempre voluto giocare a calcio perché amavo Del Piero e la Juventus anche se mia mamma era contraria perché aveva paura che mi facessi male».
Quel pallone oggi le manca come l’aria. «Mi manca l’emozione della partita, la vita nello spogliatoio, la gioia per un gol o una vittoria. Non posso più praticare l’attività agonistica, ma per il resto faccio una vita normale. Ho rischiato di morire quel maledetto giorno e ora fortunatamente sto bene. Il primo mesetto è stato difficile perché avevo i punti e avevo dolore, non riuscivo nemmeno a mangiare. Ora sto bene, ho ripreso anche ad allenarmi. Non posso praticare sport di contatto, ma posso fare attività fisica. Sto facendo pugilato, anche se ovviamente non posso combattere. È uno sport che mi sta dando tanto. Una piacevole scoperta che mi ha consolata parecchio in assenza del calcio».
Il calcio, in realtà, resta sempre il suo mondo. «Alleno i bambini della scuola calcio della Virtus Ortona», spiega Primante, che giovedì scorso ha ricevuto dal comitato regionale della Lnd un riconoscimento alla carriera, accompagnata dalla sua mamma che non l’ha mai lasciata sola in quei momenti difficili. «Mia mamma ha sofferto, ha avuto paura ma era sempre lì in ospedale a tenermi la mano», ricorda Gabriella. «Quando sono salita sul palco e ho ritirato il premio, aveva gli occhi felici e fieri. È stata una piccola rivincita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

