PROFESSIONE OLIMPIONICO

4 Agosto 2016

È il giorno di Neymar, in campo alle 21 contro il Sudafrica: uno degli atleti più pagati al mondo, secondo nel calcio solo a Messi e Ronaldo. Più che un atleta, un’azienda, con un patrimonio...

È il giorno di Neymar, in campo alle 21 contro il Sudafrica: uno degli atleti più pagati al mondo, secondo nel calcio solo a Messi e Ronaldo. Più che un atleta, un’azienda, con un patrimonio personale non lontano dai 150 milioni di euro. Fino a qualche tempo fa, uno come lui non avrebbe potuto partecipare ai Giochi. Il nostro Carlo Airoldi fu escluso dalla maratona del 1930 perché aveva preso soldi per una gara qualche anno prima; i maestri di sci non erano ancora ammessi alle Olimpiadi invernali del 1936 - boicottate per questo motivo da Austria e Svizzera - perché campavano con i guadagni dello sci. Più passavano gli anni, più la distinzione tra dilettante e professionista assumeva contorni labili (caso di scuola: gli atleti di Stato del blocco sovietico), vacillanti negli anni ’80 e crollati definitivamente nel 1992: la nascita del Dream Team, con le superstar del basket americano a Barcellona, è stata un regalo ai Giochi moderni. Se le Olimpiadi hanno un difetto, insomma, non è di avere troppi professionisti, ma di averne ancora troppo pochi.

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