Pucino: a Lanciano c’è uno spirito che mi piace

2 Settembre 2015

Il difensore: «Il mio ritorno in biancazzurro? Solo una voce, non sono la ruota di scorta di nessuno»

LANCIANO. Entrambi hanno voglia di dimostrare, sul campo, il proprio valore. Ma mentre il primo, Guido Marilungo, potrà farlo solo tra un mesetto, il secondo, Raffaele Pucino, può mettersi in gioco da subito. Anzi, si è messo in gioco visto che nella “In Opera Cup”, domenica scorsa contro l’Ascoli; mister D’Aversa lo ha già schierato come terzino destro. Ed è pronto quindi per debuttare domenica a Vercelli, in campionato. L’attaccante e il difensore sono tra gli ultimi colpi di mercato della Virtus che quest’anno si ritrova con una rosa troppo ampia. Ben 31 giocatori, 12 dei quali attaccanti e ben 10 difensori. 7 dei quali sono centrali. Tre i portieri, Aridità, Casadei e Antonini che non dovevano essere in teoria i titolari. Ma Cragno del Cagliari è saltato, come Gomis e Terracciano. Se la società vorrà, potrà guardare agli svincolati, come Bremec, classe 1977 ex Vicenza, Avramov portiere serbo classe 1979 ex Atalanta. Per quanto riguarda la rosa D’Aversa aveva chiesto 22 elementi a cui aggiungere un paio di Primavera in caso di necessità. Invece il ds Luca Leone non è riuscito a sfoltire il gruppo e il mister avrà il suo bel da fare per scegliere ogni volta i giocatori da mandare in tribuna. Di certo Marilungo e Pucino non saranno tra questi. «Spero di tornare in campo il più presto possibile», ha detto Marilungo, arrivato in prestito dall’Atalanta.«Ho avuto un infortunio importante che mi ha tenuto fermo per otto mesi. Inizialmente si pensava che potessi recuperare solo stando fermo, ma dopo quattro mesi di riposo i fastidi sono ripresi e sono stato operato. Ho fatto il ritiro con l’Atalanta, e dal 10 agosto i medici mi hanno dato il via libera per partecipare alla partitella».

Un giocatore che la Virtus ha cercato per due anni Marilungo, che indosserà per la prima volta il numero 9, e che arriva quindi con molte aspettative da soddisfare. «Di solito sceglievo l’89, il mio anno di nascita, ma in B non si può. Ho optato per il 9», ha detto attaccante che ha scelto Lanciano anche perché gliene ha parlato bene Ferreira Pinto, suo ex compagno a Bergamo «Non mi sento né il più importante né il più rappresentativo. Nel calcio parla il campo, e gioca chi dimostra di meritare di più in allenamento e nelle partite. Per quanto mi riguarda cercherò di farmi trovare pronto. Ho giocato in tutti i ruoli d’attacco e non ho nessuna preferenza, anche perché nel calcio di oggi è importante correre, in qualsiasi ruolo».

Anche per Pucino conta il campo, non il nome. «Contro l’Ascoli ho avuto un buon approccio, ma bisogna sempre dimostrare di meritare di stare in campo», ha detto il difensore che deve farsi “perdonare” dai tifosi rossoneri il selfie fatto dopo il gol del Pescara, sotto la curva nord, nel derby a Lanciano. «Era un modo per festeggiare la vittoria di un derby molto sentito», ha spiegato, «spero di rifarlo sotto l’altra curva. Prima di arrivare qui c’era stata una debole trattativa per il mio ritorno a Pescara, ma non ho avvertito convinzione tra i dirigenti, la stessa che, invece, ho trovato a Lanciano. Non sono la “ruota di scorta” di nessuno». Buona l’impressione sulla squadra. «Diremo la nostra sicuramente», ha chiuso Pucino, «c’è un ottimo spirito qui. E’ vero, ci sono società che hanno speso tanto, preso molti giocatori di livello, come Cagliari, Bari, Pescara, ma in B non sempre vince chi spende di più, il Catania lo dimostra».

Teresa Di Rocco

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