QUANDO BAKA ERA IL FINTO CENTRAVANTI...

di ANTONIO DE LEONARDIS Bisogna andare indietro di quasi 30 anni per scoprire un Pescara meglio piazzato in classifica in serie A dopo le prime due giornate. Capitò nel 1987 quando i biancoazzurri si...
di ANTONIO DE LEONARDIS
Bisogna andare indietro di quasi 30 anni per scoprire un Pescara meglio piazzato in classifica in serie A dopo le prime due giornate. Capitò nel 1987 quando i biancoazzurri si ritrovarono addirittura al primo posto assieme al Napoli a punteggio pieno grazie al successo di San Siro contro l'Inter e al successivo bis all'Adriatico con il Pisa firmato da Leo Junior e Gasperini. Quella squadra veniva dalla B, per otto undicesimi era la stessa che aveva conquistato la promozione e certo giocava un gran bel calcio.
Tra le sue fortune, probabilmente (alla fine arrivò quella che al momento resta l'unica salvezza nella massima serie ) anche il mercato “corto”. Perché allora i giochi e le trattative si chiudevano quando le squadre andavano in ritiro e così Galeone si tenne senza assilli i suoi problemi, provando a inventarsi soluzioni comunque affidabili.
La difesa, in particolare, poteva sembrare piuttosto fragile ma strada facendo, con il giovanissimo Dicara a tempo pieno, cancellò le tante perplessità dell'avvio. In avanti, dopo la cessione di Rebonato, capocannoniere in B, mancava un centravanti vero, una punta centrale di ruolo che avesse anche una discreta esperienza in serie A. La scelta era caduta su Zanone che aveva però qualche acciacco di troppo e proprio per questo non poteva garantire un rendimento accettabile.
Così dal cilindro del tecnico spuntò il finto centravanti, ovvero Baka Sliskovic, mezz'ala di grandissimo talento, che si calò nella parte in maniera eccezionale, contribuendo parecchio a rendere la manovra offensiva della squadra imprevedibile e particolarmente efficace. Memorabile una sua prestazione contro la Sampdoria quando fece impazzire Vierchowod, mica uno qualsiasi, portandolo fuori dall'area per poi infilarlo con i suoi imprendibili guizzi.
Più o meno quello che ha fatto 29 anni dopo Caprari prima con Koulibaly del Napoli e poi con Acerbi e Cannavaro a Reggio Emilia. Il marchio di fabbrica è lo stesso: il gioco, la qualità degli interpreti, la mentalità e l'atteggiamento che riesce a trasmettere alla sua squadra l'allenatore. Quando si combinano questi ingredienti, il modulo è solo il mezzo per tirar fuori il meglio dall'undici che si manda in campo.
Caprari, per capirci, è un fior di attaccante che sta interpretando alla grande il compito che gli ha assegnato il tecnico, in un collettivo che funziona come un orologio. Come capitava con Hidegkuti, “finto 9” della grande Ungheria degli anni 50, o con Bobby Charlton, centravanti atipico dell'Inghilterra campione del mondo del '66. La morale? Godiamoci questo Pescara che Oddo ha messo a tempo di record nelle condizioni di giocare senza complessi anche in serie A.
Il difensore in più e la punta di peso? Riparliamone magari a gennaio se sarà opportuno, quel che c'è basta e avanza per aspettare con entusiasmo, determinazione e fiducia la prossima sfida con l'Inter.
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