QUANTO TEMPO PERSO TRA EQUIVOCI E ALIBI

14 Novembre 2017

A febbraio, quando Zdenek Zeman, è tornato sulla panchina del Pescara nessuno osava immaginare che il boemo potesse conquistare la salvezza in serie A, visto che la situazione era compromessa e...

A febbraio, quando Zdenek Zeman, è tornato sulla panchina del Pescara nessuno osava immaginare che il boemo potesse conquistare la salvezza in serie A, visto che la situazione era compromessa e nessuno ha la bacchetta magica. Il ritorno del boemo serviva a programmare, in anticipo,
un campionato di serie B ad alti livelli. A quei tempi, tutti - presidente Sebastiani in testa - parlavano di un Pescara che avrebbe dovuto lottare per tornare in A. Oggi, dopo 14 giornate, la realtà dice che è stato tutto (o quasi) tempo perso. Non solo i biancazzurri stazionano nella parte destra della classifica - e quindi al di sotto di quelle che erano le aspettative - , ma, finora, non hanno mai convinto. Né il lavoro di Zeman ha sortito gli effetti sperati. La squadra non è zemaniana e non ha un’identità ben precisa.
È discontinua. E si trascina alcuni equivoci: il ruolo di Brugman, il caso Pigliacelli e Ganz, il colpo di mercato della scorsa estate, tenuto in panchina a costo di far giocare il centravanti Cappelluzzo nel ruolo di esterno d’attacco. Per non parlare di Campagnaro che non viene nemmeno convocato dopo che in estate
gli è stato rifatto il contratto. Il fatto stesso
che Zeman cambi sempre formazione è indice
di una difficoltà permanente nel trovare
la quadratura del cerchio. Si fa un gran parlare del Pescara dei giovani, ma questa è una caratteristica che appartiene a tante altre squadre. Non solo al Delfino. Non regge più l’alibi dell’assemblamento della rosa. La tifoseria è delusa e arrabbiata: la contestazione al presidente Sebastiani non si è mai interrotta. E ora nel mirino è finito anche Zeman, specialmente dopo la prestazione dai due volti di domenica sera a Bari. La sensazione è che ci sarebbe bisogno di un chiarimento tra società, allenatore e giocatori. Guardarsi negli occhi, azzerare gli alibi e cominciare a pedalare. Dopo la retrocessione disastrosa della passata stagione, un campionato anonimo sarebbe un’altra delusione per una città che pure ha dato credito a questo progetto con quasi 5.000 abbonamenti. La sensazione è che ci siano ancora delle ruggini dell’ultimo campionato di A, l’auspicata rivoluzione non si è consumata fino in fondo. E gli strascichi sono sotto gli occhi di tutti. Serve una sterzata ora, la deve dare il boemo, perché questo Pescara non è quello che tutti avevano immaginato. Nemmeno Zeman.
@roccocoletti1
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