Quarant’anni fa una sfida ad alta quota

La difesa di ferro della Pro Lanciano e le punizioni-bomba di Franco Rosati
PESCARA. Lanciano e Pescara insieme ad alta quota, sognando la promozione.
Succedeva quarant’anni fa, in un campionato che ancora si chiamava quarta serie, chi vinceva saliva in serie C, nei vari gironi c’erano Carpi e Sassuolo, Siena e Latina, Gubbio, L’Aquila e Grosseto, Nocerina e Benevento.
Era la stagione 1972-73, il Pescara, che da più di vent’anni viveva nel ricordo della mitica Strapaesana, era scivolato in basso dopo la batosta di Trani, la Pro Lanciano, rinata dopo un fallimento, si scopriva ambiziosa con l’arrivo alla guida del club di Leonardo Petruzzi, il proprietario della clinica Villa Serena di Città S.Angelo.
Tempi duri per il club biancoazzurro che deve addirittura dividere l’Adriatico con i dilettanti della Mezzanotte Pescara. Il presidente Galeota, contestatissimo dopo la caduta, affida i resti della squadra retrocessa a Tom Rosati, quando si parte per il ritiro i giocatori a disposizione del tecnico sono una decina più qualche giovane del vivaio. Tira invece aria diversa a Lanciano, tra i punti di forza in organico ci sono Balugani, il portiere Menozzi, Ive, attaccante scuola Inter, Pasetto, un attaccante dal gol facile, i terzini Genovese e Roberts e soprattutto Vincenzo Diodati, centrocampista dai piedi che qualche anno dopo avrebbe lasciato il calcio per la fede e che nell’88, parroco di Montesilvano, annuncerà la mancata apparizione della Madonna.
Sulla panchina dei frentani c’è Ottorino Dugini, un passato di buon livello da calciatore, con Bari e Napoli in serie A, una promozione in serie C da allenatore proprio la stagione prima, alla guida del Barletta. Una sola salirà di categoria, nel girone H ci sono formazioni molisane e pugliesi e altre quattro squadre abruzzesi, l’Angolana, il Sulmona, la Santegidiese e il Teramo. E sono proprio i derby, in avvio, a frenare la corsa dei biancoazzurri. Non ne vincono uno, strappano il pari in trasferta a Teramo e a Lanciano, frenano anche all’Adriatico con l’Angolana, perdono addirittura a Sulmona.
Quel giorno negli spogliatoi Rosati è una furia, prende di petto qualche giocatore, pretende da tutti una reazione immediata: «Da oggi non perdiamo più una partita», dice lasciando lo stadio. Vanno subito forte invece il Teramo e il Lanciano, i biancorossi hanno il meglio in attacco, i frentani sembrano meno brillanti ma hanno una difesa di ferro. E quando l’organico dei biancoazzurri si completa con gli arrivi di Bobo Rigotto, attaccante ex Reggina e Vicenza, del centravanti Moliterno e della mezz’ala Bibi, accanto a De Marchi e Ceccardi, Ciampoli e Ciardella, si scopre che lì davanti ormai la lotta è a tre, ed è tutta abruzzese.
Saranno i derby a fare la differenza nel girone di ritorno e questa volta daranno la marcia in più proprio al Pescara che ora ha una squadra solida e un’arma in più: le punizioni di Franco Rosati. Arrivano sei vittorie di fila, la prima è con il Teramo all’Adriatico: «L’arbitro era Rosario Lo Bello», racconta il mitico Battellone, «una partita tiratissima risolta da me su calcio piazzato. I teramani protestarono perché a loro avviso la palla non aveva superato del tutto la linea bianca, io so solo che ero pazzo di gioia per una prodezza che poteva dare una svolta al nostro campionato».
E il bis decisivo arriva appena venti giorni dopo proprio contro la Pro Lanciano. «Altra punizione dal limite», racconta Rosati, «questa volta in avvio di partita, per il portiere Menozzi non c’è stato niente da fare. All’inizio del secondo tempo è arrivato il raddoppio di Prosperi con un pallonetto che ha beffato difensore e portiere, la Pro Lanciano ha accorciato le distanze con Albano, un ottimo mezz’ala ma alla fine la vittoria è stata nostra. E credo che proprio quel successo contro i frentani sia stata determinante per la nostra promozione. Senza quel tuo gol, mi disse qualche anno fa Diodati, ormai don Vincenzo, in serie C ci saremmo andati noi della Pro Lanciano…».
Da quel derby in poi una marcia trionfale, l’unica sconfitta, dopo la fatal Sulmona, nell’ultima giornata a Manduria ma con la promozione già in tasca.
La Pro Lanciano resta a lungo sulla scia dei biancoazzurri, continua a subire pochissimi gol (alla fine saranno 11 le reti al passivo, un record per la categoria) ma troppo spesso si ferma sul pari e non riesce a recuperare lo svantaggio. Primo Pescara, dunque, con 52 punti e 49 gol segnati, miglior attacco del girone, secondo il Teramo, a meno 4, terzi i frentani a meno 6. Quarant’anni dopo ecco un altro faccia a faccia, ma in serie B, che vale molto più della leadership nella regione, ed è ancora attacco super contro difesa di ferro. Grande sfida, non ci sono dubbi, a vincere sarà comunque l’Abruzzo del pallone.
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