Quei campioni che non sanno dire basta

Il post di Bobo Vieri: «Vado a giocare in Cina» e la voglia di riprovarci che quasi mai funziona
«Bobo is back. Ho deciso di andare a giocare in Cina». Conoscendo il personaggio, da sempre amante di burle e canzonature, c’è poco da crederci che Christian Vieri, a 43 anni e a sette dall’addio ai campi di calcio, torni davvero a giocare. Fosse anche in Cina. E il primo a non credere al post affidato da Bobo a Instagram, insieme a un video in cui si fa riprendere mentre si allena, è Gianluca Vialli, 52 anni - anche lui particolarmente incline allo scherzo e alla battuta - che ieri ha postato un’ironica replica: «Luca is back. Vado a giocare in Mongolia».
Spigolature da canicola estiva. E perché no? Se fosse poi vero che Bobone si rimette in forma, accantona per un po’ le effusioni della bella fidanzata Jazzma Kendrick, e torna a scorrazzare sul rettangolo verde - con i cinesi non ci sarebbe da meravigliarsi più di tanto - sarebbe di sicuro un evento. Ma neppure tanto raro nel sempre più fantasmagorico mondo dello sport. Perché non sono pochi i campioni, anche di altissimo calibro, che dopo festeggiati addii e dopo anni di lontananza dalla ribalta, hanno deciso di riprovarci. Quasi mai con successo, va detto. Salvo alcune eccezioni.
Chi torna per i soldi, chi per una passione che non si sopisce, chi per arginare in qualche modo l’avanzare dell’età e dell’anonimato, chi per provare a inseguire per un’ultima volta un successo che in carriera è sempre sfuggito. E l’elenco è davvero più lungo di quanto si possa immaginare. Così come i nomi che ci si trovano dentro. Ci hanno riprovato gente come i cestisti Michael Jordan e Magic Johnson, il ciclista Lance Armstrong, il tennista Bjorn Borg, i pugili Ray Sugar Leonard, Mike Tyson ed Evander Holyfield, i nuotatori Mark Spitz e Dara Torres, il ginnasta Yuri Chechi, la pattinatrice Katarina Witt, e pure i grandissimi Muhammad Alì e Pelè.
Tutti ritorni all’attività agonistica che raramente hanno sortito risultati di rilievo. In qualche occasione, però, la rentrée è stata di eccezionale livello, considerata anche l’età non più verdissima dei protagonisti. Due casi su tutti. Quello di Martina Navratilova, super campionessa del tennis e dominatrice pressoché incontrastata fra la fine degli anni Settanta fino al ritiro nel 1994. Nel 2000 tornò a giocare, quasi sempre nel doppio, e nel 2006, a quasi 50 anni, vinse nel doppio gli Us Open, prova del Grande Slam. E poi la grandissima impresa di George Foreman, classe 1949. Più volte campione del mondo dei massimi durante la sua “prima” carriera. Sconfitto nel mitico match “The Rumble in the Jungle” a Kinshasa contro Muhammad Alì, Big George si ritirò nel 1977. Ma dieci anni dopo, a 38 anni, tornò sul ring combattendo con una certa regolarità fino ad arrivare a 46 anni a riconquistare la cintura di campione del mondo, il più anziano campione del mondo nella storia dei pesi massimi e primo pugile a riconquistare un titolo mondiale dopo averlo perso 20 anni prima.
Un simpatico ritorno allo sport di alto livello, quasi una favola nella favola, è poi quello di Hannes Por Halldorsson il portiere della nazionale di calcio dell’Islanda grande rivelazione agli Europei in Francia. Halldorsson aveva smesso di giocare a calcio a 15 anni, a causa di un serio infortunio, e aveva intrapreso una fortunata carriera di regista e videomaker. Ma il primo amore non si scorda mai, così qualche anno fa era tornato a giocare in formazioni dilettantistiche. Poi tre anni fa è diventato professionista e ha coronato questa seconda carriera difendendo, e alla grande, la porta dell’Islanda agli Europei.
Una favola simile è stata quella di Dara Torres, supercampionessa e record-woman del nuoto a stelle e strisce fra gli anni Ottanta e Novanta. Dopo il matrimonio e i figli, si rimise in piscina a 41 anni ottenendo il pass per le Olimpiadi di Pechino, dove condusse all’oro la staffetta.
@n_stefanini
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