Questo Pescara è inconsistente Chievo non perdona

Nell’ultimo quarto d’ora errori pagati a caro prezzo Prova sottotono, evidente il gap fisico con i veneti
PESCARA. Seconda sconfitta stagionale casalinga per il Pescara. E questa volta senza particolari recriminazioni, se non quella di aver subito i due gol del Chievo nel momento in cui era messo bene in partita e dava la sensazione di poter dire la sua. Ma in serie A chi sbaglia paga dazio. E due errori in fase di uscita hanno indirizzato una partita non bella, molto tattica. Che il Chievo ha vinto, portandosi momentaneamente al terzo posto in classifica con la Lazio, grazie alle reti degli attaccanti – Meggiorini (subentrato in corsa) e Inglese (vastese, uno degli ex) – che fino a ieri sera erano a secco. Il Pescara non ha giocato sui suoi standard, si è espresso al di sotto. Non è riuscito a dare sfogo al suo potenziale tecnico, “colpa” anche di un Chievo ben messo in campo e fisicamente di gran lunga superiore. Pressoché impossibile alzare la palla, per via della stazza fisica degli avversari superiori nel gioco aereo; difficile sviluppare la manovra palla a terra, dal momento che il Chievo ha ingabbiato il regista Brugman e ha messo la museruola alle mezzali biancazzurre. Tatticamente la squadra di Oddo ha incontrato difficoltà a leggere e a sviluppare la gara. Ha rischiato grosso all’inizio con il Chievo più volte pericoloso di testa. Poi, è entrato in partita con un paio di spunti di Manaj (uno neutralizzato da Sorrentino e l’altro rimpallato da Frey), dimostrando di potersela giocare alla pari. Nella ripresa è sembrato anche più sbarazzino, ma alla lunga ha pagato dazio. E’ uscito Manaj (22’) per infortunio e lì davanti è venuto a mancare un punto di riferimento. Alla lunga è sopraggiunta un po’ di stanchezza alla quale si sono aggiunti alcuni errori in fase di uscita. Nel primo tempo il Chievo li ha perdonati; nel secondo no. E nell’ultimo quarto d’ora il Pescara è crollato, anche per via della maggiore fisicità (ed esperienza) dei veneti. Al 31’ Memushaj ha perso palla nel cerchio di centrocampo; subito una verticalizzazione di Birsa per Meggiorini (entrato da 12’) che ha dribblato Bizzarri e infilato in rete. Pescara in ginocchio, definitivamente al tappeto al 40’ con Roberto Inglese che ha freddato Bizzarri dopo un contropiede manovrato nato da una palla persa in avanti da Caprari. I biancazzurri sono apparsi leggerini. Sono andati a sbattere sul muro della formazione di Maran. Inconsistenti al cospetto di un Chievo solido ed esperto. E se i clivensi hanno festeggiato le reti degli attaccanti, il Pescara deve tornare a rimuginare sui limiti della fase difensiva. Su un attacco che non punge. Su una difesa che quando si scopre va in difficoltà. E su un centrocampo che incontra difficoltà a sviluppare gioco. E’ un Pescara che fa fatica quando non riesce a esprimersi al massimo, non è competitivo. E mantenere certi standard di gioco in tutte le gare è pressoché impossibile. Gli manca sempre qualcosa all’interno della partita. Ci sono difetti strutturali che l’organizzazione di gioco e il fraseggio non sempre possono nascondere. Esistono limiti che si ripropongono quando il collettivo non è in giornata. E se poi ti trovi di fronte un Chievo solido i problemi si acuiscono. C’è un altro dato statistico che fa riflettere: il Pescara ha incassato 11 gol nella ripresa, la gran parte nell’ultimo quarto d’ora. Quando la brillantezza e la lucidità vengono meno, ecco che il castello si sgretola. Ci sarebbe bisogno di maggiore esperienza in mezzo al campo, di qualcuno che guidi la squadra nei momenti delicati e che legga meglio le varie fasi della gara. Ma il gap più evidente emerso ieri è stato quello fisico: impressionante il divario strutturale a beneficio del Chievo che l’ha fatto valere.
@roccocoletti1
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