Rabottini, la stella abruzzese del Giro

Il pescarese ha iniziato con il calcio, a 18 anni la passione per la bici
PESCARA. La vittoria al Giro d'Italia ha confermato che Matteo Rabottini, 24 anni, al secondo anno tra i professionisti, ha grandi prospettive. Il successo nella frazione di Pian dei Resinelli lo ha proiettato nell'Olimpo dei grandi del ciclismo. Per un motivo: la sua determinazione e la sua grinta hanno fatto il giro del mondo. Ieri un cartello ha sintetizzato la personalità di Rabottini: "E' abruzzese". E gli abruzzesi non mollano mai. Ha battuto la pioggia, la sfortuna (una caduta nell'ultima discesa) e soprattutto ha domato, negli ultimi chilometri, persino lo spagnolo Rodriguez: una azione di altri tempi. Il giovane Rabottini è salito in bicicletta a 18 anni; prima, come centrocampista, giocava a calcio nella Flacco Pescara, nonostante il papà, Luciano, fosse stato uno dei professionisti pescaresi di buon livello tra gli anni '80 e '90. L'esordio in bicicletta, per il giovane Matteo, arriva nella categoria Juniores, a Miranda (Isernia). Il passaggio tra gli Under 23, l'anno dopo, con il team Aran World di Umberto Di Giuseppe, rappresenta il vero trampolino di lancio per Rabottini. A Imola, nel 2009, si aggiudica il campionato italiano Under 23 e, nello stesso anno, l'ex professionista Saronni lo chiama per uno stage formativo alla Lampre di Cunego. Nel 2011, il primo contratto con la Farnese Vini di Valentino Sciotti. E' l'anno anche della prima vittoria tra i professionisti (una tappa al Giro di Turchia) e la partecipazione al Giro d'Italia dove il giovane Rabottini inanella un paio di fughe importanti che non arrivano però al traguardo. «Ci riproverò», disse. E la promessa, Matteo Rabottini, l'ha mantenuta vincendo, un anno dopo, la frazione di Pian dei Resinelli. A spingerlo verso il successo, anche un amico, Valentino Sciotti, titolare della Farnese Vini, che domenica ha seguito la corsa in ammiraglia: «E' stato bravo: diventerà un grande campione. E' l'immagine del nostro Abruzzo, forte e determinato», ha aggiunto. Matteo Rabottini, iscritto alla Facoltà di Scienze Motorie di Chieti, è un ragazzo riservato e con i piedi per terra. Lo ha dimostrato domenica, al termine della corsa: «Sono giovane, rimango coi piedi per terra. Dedico la vittoria alla mia compagna Flavia che tra quindici giorni mi darà un figlio». Parole dosate con attenzione, come le energie centellinate durante la tappa di domenica: 91 km di fuga in solitudine, prima della caduta e prima di essere ripreso da Rodriguez. Rabottini non ha mollato, ha tenuto la ruota dello spagnolo: a 75 metri è sgusciato via, vincendo la 15º tappa. Le immagini della sua impresa hanno fatto il Giro del globo. «Ieri», ha scritto il giornalista Marco Pastonesi, «non ha vinto solo Rabottini, ma ha vinto il ciclismo, il suo senso della giustizia, il suo romanzo della bontà. Che il giovane Matteo Rabottini ha saputo interpretare». Rabottini ha già di che essere soddisfatto, ma sicuramente proverà a stupire ancora nelle prossime tappe. Un altro abruzzese protagonista è Dario Cataldo, di Miglianico, che è nono in classifica generale, con un ritardo di 2'2" dal leader della classifica generale, lo spagnolo Rodriguez. Cataldo ha a disposizione una settimana per fare la differenza e insediarsi le zone alte della classifica.
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