Rajola e il miracolo della A2 «Stento ancora a crederci»

Il tecnico resterà alla guida dei biancorossi nonostante le tentazioni
PESCARA. La sensazione è che Stefano Rajola resti alla guida dell’Amatori Pescara anche in A2, nonostante le richieste che nei giorni scorsi gli sono arrivate da Ravenna e Agrigento. A breve vedrà il patron Carlo Di Fabio e il vice Luca D’Onofrio per definire un accordo e cominciare a pensare alla squadra della prossima stagione. E che dovrà difendere nella prossima stagione. È contento come un bambino al quale consegnano il primo gelato Stefano Rajola. Sul telefono circa 500 messaggi a cui rispondere. I biancorossi gli hanno fatto il regalo più bello per i 47 anni compiuti qualche giorno fa. «Crederci è stato il vero segreto», ha detto il tecnico pescarese profeta in patria. «Tutti mi dicevano: “Tanto avete fatto il massimo” oppure “Comunque sarà un successo”. E io no. Volevo andare in A2 con la mia squadra», racconta il giorno dopo la sfida promozione vinta contro San Severo dell’ex Giorgio Salvemini. «Crederci perché durante la stagione siamo cresciuti molto e ci siamo meritati questa promozione. Crederci di poter regalare un traguardo ai tuo tifosi, ai dirigenti che due anni fa mi hanno affidato la squadra nonostante non avessi mai allenato, ai ragazzi che si sono fatti un mazzo tanto, ai quei tifosi che ci sono stati sempre vicini. Sono felice».
Tanto che è in vena di aneddoti durante la diretta Facebook nella redazione del Centro disponibile sul sito www.ilcentro.it. In primis, racconta della foto del compianto Claudio Pizii, farmacista e tifoso dell’Amatori scomparso qualche settimana fa, sulla lavagna tattica utilizzata nel week end a Montecatini. E poi la riunione tecnica convocata a mezzanotte, sabato, dopo aver visto Orzinuovi-San Severo e dopo aver perso la prima semifinale contro l’Urania Milano. «Ho chiamato i ragazzi e ho spiegato loro che San Severo era ed è forte; noi, invece, siamo cresciuti nel corso della stagione. Tanto. E nelle quattro gare su quattro perse negli ultimi due anni contro San Severo avevamo giocato con una squadra e una condizione mentale inferiori a quelle attuali». Un discorso per entrare nella mente di chi nel pomeriggio era arrivato a un soffio dalla promozione e che il giorno dopo se la doveva vedere contro la grande favorita di tutta la stagione. E poi sul piano tattico: «Ho chiesto grande intensità agonistica, abbassando il minutaggio di ognuno. Noi giocheremo in nove, loro no. Volevo colpire San Severo sulla lunga distanza. E così è stato. Grazie a Dio».
E poi i suoi giocatori. «Caverni, Leonzio, Carpanzano, Gay e Potì sono giovani che sono cresciuti nel corso dell’anno. Scommesse che sapevamo di poter vincere con il tempo. Serafini è arrivato da gregario, ma si è saputo prendere le sue responsabilità al momento giusto. Pedrazzani ha dimostrato di aver un suo perché nel gruppo e ha dato una grossa mano; Micevic era da rilanciare quando doveva esserci c’è stato. Per non parlare di Capitanelli, giocatore di grande spessore sul piano tecnico e fisico, nonostante a volte possa apparire un po’ pittoresco sul piano caratteriale. Lo stesso D’Eustacchio, un giovane, ci ha aiutato. Abbiamo lavorato dal 18 agosto 2018 fino al 16 giugno e la differenza tra partenza e arrivo si è vista».
E tra questi chi resterà e chi no? «Dipende da tante cose. Dalle caratteristiche degli americani che arriveranno, dalle richieste dei nostri. E dalle offerte che arriveranno a chi ha conquistato la promozione sul campo da parte di chi nella prossima stagione vorrà salire in A2». E poi una curiosità. «Prima della partita contro San Severo mi ha mandato un messaggio di incoraggiamento Marcello Perazzetti, l’allenatore della promozione in A2 del 1986. Anche lui un pescarese che ha vinto a Pescara. Gli ho risposto che mi sarebbe piaciuto eguagliare la sua impresa. È andata bene». Già ma il momento decisivo di domenica sera qual è stato? «Quando ho visto Leonzio in penetrazione a poco più di un minuto dalla fine: canestro e tiro libero. Eravamo a più cinque. Lì, forse, ho cominciato a realizzare che ce l’avremmo fatta. Ancora adesso stento a crederci. Spero che non mi sveglino dal sogno che sto vivendo». Ci sarà poco tempo per le ferie, perché dal 29 giugno al 13 luglio sarà a Bormio per frequentare il corso di formazione per allenatori per la serie A. Già immagina la prossima stagione. «Ci sarà da soffrire», conclude Rajola, «dovremo costruire la squadra con un po’ di immaginazione e con scommesse mirate. Mi auguro che il 20% della gente che mi ha promesso che verrà al palasport mantenga fede alla parola data. Saremmo in tanti. E in tanti possiamo costruire qualcosa di bello».
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