Rambaudi lancia il Delfino: con Zeman si punterà in alto

L’ex ala destra di Foggia e Lazio: «Sul mercato i dirigenti seguano le sue indicazioni Ai giovani che arriveranno consiglio di sfruttare la chance sotto la guida del boemo»
PESCARA. Roberto Rambaudi racconta Zdenek Zeman. L’ex allievo del boemo nel Foggia e nella Lazio, resta uno dei principali interpreti del 4-3-3 zemaniano. I suoi tagli, le sue accelerazioni e la sua corsa sono rimasti impressi nella mente di tanti sportivi che lo hanno ammirato in passato nelle due squadre allenate dal tecnico di Praga. Da qualche anno Rambaudi fa l’opinionista alla Rai, per la serie A, la B e la Nazionale italiana.
Rambaudi, che ricordi ha di Zeman?
«Tanti, sono rimasto molto legato a lui. Dal Foggia alla Lazio siamo cresciuti insieme, lui come allenatore e noi come giocatori e come uomini».
A febbraio il boemo è tornato a Pescara senza centrare una salvezza che sarebbe stata miracolosa.
«Credo che abbia accettato questa sfida proiettandosi già al prossimo campionato di B».
Vincere è difficile, confermarsi ancora di più. Non è stato un rischio tornare a Pescara?
«No, vincere è sempre difficile. Chiaramente, ora la società dovrà prendere giocatori funzionali al progetto tattico di Zeman e, soprattutto, ragazzi predisposti a lavorare duramente».
Si dice che con Zeman tutti devono mettersi a disposizione. Ma non è così per tutti i tecnici?
«In linea di massima sì. I risultati si raggiungono restando uniti, ma con Zeman è un po’ diverso. Bisogna seguirlo sempre. A volte con il boemo a livello mentale può succedere di andare in crisi. Se non ci sono giocatori predisposti al sacrificio l’intero spogliatoio potrebbe essere “contagiato”. In tal caso tutti gli sforzi verrebbero vanificati».
Alcuni sostengono che il calcio di Zeman sia superato.
«Non sono d'accordo. Le idee del boemo sono sempre valide. Non solo, Zeman è un mago nell’individuare quei calciatori che potenzialmente possono diventare degli ottimi giocatori. Per citare esempi recenti, credo che Insigne, Verratti e Immobile gli siano ancora riconoscenti. Lui è unico e inimitabile. Chi ha tentato di copiarlo non ci è mai riuscito. Qualcosa di simile ho notato nei movimenti offensivi del Sassuolo di Eusebio Di Francesco, ma quelli sono dettami del 4-3-3 in generale».
Cosa consiglia ai giovani che arriveranno questa estate a Pescara?
«Devono essere disposti a lavorare e a divertirsi, però bisogna seguire sempre Zeman. Con lui si fatica molto, ma poi si ha la possibilità di togliersi soddisfazioni».
Se la sente di dire chi è in pole per tornare in A?
«Storicamente le retrocesse sono tra le principali candidate al ritorno in A. Palermo, Empoli e Pescara hanno un piccolo vantaggio rispetto alle altre. Oltre a queste tre, ci saranno alcune outsider, come il Foggia, che mi sembra voglia costruire un organico competitivo, e il Bari che potrebbe essere protagonista».
Rambaudi-Baiano-Signori il miglior tridente zemaniano?
«Beh, penso che abbia fatto un po' la storia di Zeman, anche se lui ha avuto altri interpreti fortissimi come Boksic, Casiraghi e via discorrendo».
Per chiudere, come si spiega il tracollo del Pescara?
«Con un organico più o meno simile a quello dell’anno scorso era quasi impossibile salvarsi perché tra la A e la B c’è troppa differenza».
Però il Crotone ce l’ha fatta.
«È stata un’impresa, ma l'Empoli ha grandi colpe. Credeva di essersi salvato e nel finale ha mollato regalando la salvezza ai calabresi».
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