Repetto: «Che bel gioco con Cadè, era un fuoriclasse della panchina»
PESCARA. Giorgio Repetto, una delle colonne del Pescara 1976-77, arriva in Abruzzo nell’estate del ’75. Ha 23 anni quando la Samp lo cede in comproprietà ai biancazzurri che poi lo riscattano l’anno...
PESCARA. Giorgio Repetto, una delle colonne del Pescara 1976-77, arriva in Abruzzo nell’estate del ’75. Ha 23 anni quando la Samp lo cede in comproprietà ai biancazzurri che poi lo riscattano l’anno successivo. Nel torneo di B ’76-77 colleziona 32 presenze segnando un gol. È uno dei principali protagonisti della squadra di Giancarlo Cadè. «Rispetto agli allenatori di quell’epoca», racconta Repetto, «Cadè era avanti anni luce. Giocavamo un calcio organizzato, divertente e offensivo. Impiegammo un po’ di tempo per recepire le idee del tecnico, poi diventò tutto più semplice. L’anno precedente disputammo un torneo discreto e a fine stagione la società potenziò l’organico. Il salto di qualità ci fu a dicembre. In quel periodo ci rendemmo che potevamo ambire alla promozione».
Idolo dei tifosi, Repetto viene presto “adottato” dalla città adriatica, dove poi si è definitivamente stabilito. «I ricordi più belli? Beh, ce ne sono tanti», afferma l’ex centrocampista del Delfino. «Ovviamente il giorno della promozione con i festeggiamenti in un albergo di Bologna e poi, al ritorno a Pescara, un pranzo con i compagni da Ugo alla vecchia “Furnacell”, la parata con le auto scoperte dallo stadio fino a piazza Salotto. L’irrefrenabile entusiasmo dei tifosi. Insomma, la città era impazzita. Sul campionato, invece, mi va di ricordare il match casalingo contro l’Avellino. Pochi giorni prima era morto Giacomi, un mio grande amico. Eravamo sotto di un gol e il pubblico capì che la squadra era scossa per quella tragedia. I tifosi fecero un coro per il povero Mario e in quel momento scattò qualcosa dentro di noi. In 15 minuti segnammo tre reti e ribaltammo il punteggio. Fino alla fine del torneo mettemmo da parte i premi che sarebbero toccati a Mario e alla fine li consegnammo alla famiglia. La bontà di quel ragazzo ci ha accompagnati fino allo spareggio: Giacomi è rimasto e rimarrà per sempre nei nostri cuori». (g.t.)
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