Repetto: torniamo feroci e ci riprenderemo

8 Marzo 2016

«L’ambiente non si deve sfaldare. Diamoutene? Non ne so nulla...»

PESCARA. Era esattamente una settimana fa, dopo il ko con il Trapani, quando Giorgio Repetto, il direttore generale del Pescara, con grande spontaneità pronuncio questa frase: «Firmerei per il terzo posto».

Forse, il dg, aveva annusato qualcosa nell'aria che non andava. E qualche giorno dopo il Delfino ha abbandonato la terza posizione, con Novara e Cesena pronte a rimescolare la griglia play off. I biancazzurri sono in crisi, in crisi nera, e Repetto prova ad analizzare il momento drammatico della squadra. Classifica preoccupante, spogliatoio sull'orlo di una crisi di nervi, tensione e sfiducia tra i tifosi. Una miscela pericolosa, pronta ad esplodere.

Repetto, cosa sta succedendo?

«È un momento particolare, strano. A Vercelli per 35' abbiamo espresso un gioco spettacolare, sfiorando anche il doppio vantaggio. Poi, al primo affondo degli avversari, ci siamo disuniti. Secondo me la squadra adesso sente addosso tanta responsabilità e la pressione di fare risultato a tutti i costi. Così facendo, psicologicamente, i giocatori non sono liberi di testa. Avverto troppa tensione, anche se, oltre alla casualità, c'è stata anche scarsa attenzione durante gli episodi cruciali».

Cosa bisogna cambiare?

«Sono sicuro che Massimo Oddo saprà toccare le corde giuste. Sono fiducioso. Visto che negli ultimi tempi non riusciamo a fare risultato, bisognerebbe dare maggiore copertura nella zona difensiva, arretrando di 10-15 metri per non dare profondità agli avversari. Il problema secondo me è legato solo all'atteggiamento difensivo, come è capitato a Vercelli».

L'involuzione del Pescara è palese, non crede?

«Quando non vinci e prendi gol perdi fiducia. Bisogna fare una cosa»...

Vale a dire?

«Tornare feroci nell'attenzione e sciolti nelle giocate. Non bisogna lasciare nulla al caso, magari recuperando anche un po' di cattiveria sottoporta».

È preoccupato?

«In questi casi la preoccupazione è dovuta solo alla tenuta psicologica dello spogliatoio. Ho paura che i giocatori si possano smontare. Tuttavia sono certo che il Pescara si rialzerà. La squadra deve crederci, perché può arrivare fino in fondo. Il calendario da qui alla fine è duro, ma possiamo farcela ad agguantare il terzo posto. Ne sono convinto».

Ma qualche errore l'avete commesso anche voi in società?

«Solo chi fa sbaglia. Forse si poteva fare qualcosa di più nel mercato, ma questi discorsi sono facili da affrontare in questo momento... Secondo me siamo anche sfortunati. Campagnaro si fa male durante questo periodo delicato, Coda arriva e alla prima partita si infortuna. Come Verre e altri. Forse un pizzico di buona sorte non guasterebbe».

Come mai è arrivato Diamoutene in prova? A cosa serve un altro difensore?

«Veramente non ne sapevo e non ne so nulla. Non è la prima volta che accade...».

Con la difesa, è finito nel mirino anche il portiere.

«È una vera assurdità mettere in discussione Fiorillo. Abbiamo due ottimi portieri, che in precedenza hanno fatto benissimo. Andate a rivedere le prestazioni di Fiorillo e di Aresti. Hanno sempre fatto bene. Mettere in discussione ora il portiere vuol dire togliere sicurezza. Quel ruolo è delicato, è sentirsi sempre in discussione fa venire meno la tranquillità. Mettiamoci in testa che abbiamo tre ottimi portieri, come Fiorillo, Aresti e Aldegani. Quest'ultimo, anche se è il terzo, fa un lavoro oscuro, ma importantissimo».

All'allenatore cosa si sente di dire?

«Finora ha fatto un miracolo con una squadra giovane e completamente rinnovata, giocando un calcio spettacolare. Oddo è un ragazzo intelligente e preparato, saprà aggiustare la situazione».

La prossima sfida col Novara è la gara-verità?

«Ora siamo tutte lì. Il Novara è forte nelle ripartenze, ha giocatori rapidi e con grandi qualità. D'ora in poi tutte le sfide sono importanti. Sono convinto che ci riprenderemo e una vittoria potrebbe rilanciarci sia in classifica e, soprattutto, nello spirito. Il nostro è un calo fisiologico, che capita a tutte le squadra. L'ambiente non deve scoraggiarsi».

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