Rete-lampo e difesa, il Teramo riparte

16 Novembre 2020

Ilari segna dopo tre minuti, poi il Catania mette sotto pressione i biancorossi che soffrono ma resistono fino alla fine

TERAMO. Stavolta il Teramo vince senza convincere, o meglio senza piacere troppo. Ma i tre punti di ieri sono forse più pesanti e belli del solito proprio perché strappati con sacrificio e sofferenza a un avversario che non ci stava a perdere e che avrà pure dei problemi, ma sicuramente vanta un organico di tutto rispetto.
La quarta vittoria in quattro gare interne, che rappresenta un’importante ripartenza dopo il tonfo di Catanzaro, è stata costruita dal Teramo, come altre volte, grazie a una partenza a razzo e alla spinta della catena di sinistra. Al 3’ un numero di Santoro in mezzo al traffico ha spedito al cross quasi dal fondo Costa Ferreira, che ha scelto di metterla bassa e all’indietro: una chicca per il sinistro di prima, chirurgico, di Ilari, sempre più il bomber biancorosso. Tutto molto bello, seppur favorito da una certa mollezza degli avversari.
Questa mollezza, da quel momento in poi, il Catania non l’ha più mostrata. I rossoazzurri hanno reagito subito, di rabbia, e Lewandowski ha dovuto fare una gran parata su punizione di Dall’Oglio all’8’; poi la partita è diventata supertattica, bloccata e fallosa. Il Catania, partito con un finto 4-3-3 (le due ali ripiegavano sempre all’altezza dei mediani), ha fatto densità in zona palla togliendo spazi e tempi di gioco al Teramo, ma per tutto il primo tempo è sembrato badare più a non prendere il secondo gol, manovrando molto ma lasciando isolato tra Soprano (buon rientro) e Piacentini il bravo e generoso 19enne Pecorino. Anche il Teramo ha badato al sodo, assistendo poco Mungo e Bunino: inedita coppia offensiva che, peraltro, ci ha messo del suo per non incidere, commettendo qualche errore tecnico di troppo. Bunino, preferito da Paci a Pinzauti, ha però dato un bel segnale al 42’ liberandosi al tiro e scagliando una bomba di destro volata di pochissimo alta.
Il canovaccio è cambiato nella ripresa, quando Raffaele ha affiancato il 37enne Reginaldo a Pecorino passando al 4-4-2. Il Catania ha osato, allungandosi e verticalizzando, e ha costruito due grosse occasioni per l’1-1, sprecate con tiri imprecisi da dentro l’area da Reginaldo (10’) ed Emmausso (20’). Nel mezzo (19’) Bunino ha avuto l’occasione del 2-0 ma ha rivelato di essere ancora troppo macchinoso, prima dribblando a rientrare Claiton e poi ritardando il tiro quel tanto che è bastato al difensore per deviarglielo in angolo. Nel frattempo Paci aveva rispolverato Bombagi, togliendo Mungo, e anche grazie al nuovo entrato (ma soprattutto a una compattezza e a una fame di vincere ammirevoli) il Teramo – che nel primo quarto d’ora della ripresa era stato in netta difficoltà – ha alleggerito a tratti la pressione del Catania. Gli innesti ravvicinati di Di Francesco e Pinzauti hanno portato Paci al cambio di sistema già visto altre volte: dal 4-4-2 al 4-3-3, con Di Francesco e Bombagi ali tattiche. Proprio Di Francesco al 38’ ha fatto un numero dei suoi ma, arrivato sul fondo a due passi dalla porta, ha preferito il tiro (ribattuto) al più opportuno assist a Pinzauti. Nel finale il Catania, che aveva effettuato tutte le sostituzioni, ha trovato spazi invitanti dalla parte di un Diakite non in giornata, ma sui cross di Zanchi nessun compagno è stato pronto a metterla dentro. Al 45’ l’ultimo brivido: colpo di testa di Pinto in mischia, palla di un soffio alta.
Anche la fortuna, stavolta, è stata con il Teramo. Che, però, l’ha saputa invogliare: confermandosi squadra vera anche senza dare spettacolo.
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