Ricordate Orioli? Vinse 4 Dakar «La bici è unica»

21 Maggio 2016

CIVIDALE. Arriva il Giro, fatica, sudore, velocità. Pensi che con la moto la bici ha in comune solo due cose: le due ruote e la velocità che si può raggiungere in discesa. Edi Orioli, re del deserto...

CIVIDALE. Arriva il Giro, fatica, sudore, velocità. Pensi che con la moto la bici ha in comune solo due cose: le due ruote e la velocità che si può raggiungere in discesa. Edi Orioli, re del deserto per aver vinto la Parigi-Dakar quattro volte (l’ultima vent’anni fa nel 1996), non la pensa proprio così. «C’è almeno un’altra cosa in comune: la sofferenza di tre settimane. «Mi affascina soprattutto questa cosa del ciclismo. Parti per la Parigi-Dakar e devi mettere un mattoncino al giorno, deve fare un’impresa dietro l’altra. Ecco accade anche in corse come il Giro. Devi soffrire, gioire, calcolare, non farti prendere dal panico. Insomma, li ammiro moltissimo. E poi come si fa a non tifare per uno come Nibali, che tra l’altro ama la velocità in discesa come i motociclisti?». Nibali e poi Pantani. «Sì, Marco era un grande». Orioli ha un compito preciso nella tappa friulana del Giro, ormai una consuetudine da 15 anni: accompagnare in moto, assieme al fratello Dino, il patron Enzo Cainero nella ricognizione pre-gara. Loro guidano la moto, l’altro controlla che le strade siano a posto, che i volontari siano piazzati a tutti gli incroci. Orioli scende forte giù da Valle. E dice: «Ecco un’altra cosa in comune con i ciclisti: la velocità. Chissà come andrà giù qui Nibali». (a. s.)

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