Rimontador, spianato il Mortirolo

27 Maggio 2015

Lo spagnolo attardato per una foratura recupera 50” a Landa sulla salita. Aru affonda: ora rischia anche il podio

Cinquanta secondi recuperati dai primi in metà Mortirolo. Non sarà mai ricordato come Pantani, Alberto Contador, anche se ieri sembrava di rivederlo. Pantani era altra roba, scaldava gli animi, scattava e lasciava lì gli avversari, mirava al bottino grosso, vinceva le tappe, non faceva regali. Magari lo fermavano dall’ammiraglia, ma poi riscattava (come 21 anni fa nella tappa del Mortirolo). E poi il Pirata è entrato nella leggenda, anche per come ha deciso di andarsene.

Ma il Pistolero di Pinto sarà ricordato tra vent’anni come uno dei più forti di questo sport. Ha detto tante cose la tappa forse più attesa del Giro 2015, quella di sua maestà Mortirolo. Mikel Landa che vince per la seconda volta consecutiva e guadagna, a suon di grandi prove in salita, i gradi di capitano dell’Astana; Fabio Aru che soffre da matti, cerca di limitare i danni, ma ora dovrà difendere con i denti negli ultimi giorni il terzo gradino del podio. L’olandese volante Steven Kruijwijk (Lotto Jumbo) che va a un passo dalla vittoria della carriera. Ci arriveremo, ma prima bisogna raccontare l’impresa della maglia rosa.

Primo passaggio sull’Aprica. Discesa, c’è un gruppo di dieci corridori che insegue l’indomito Rjder Hesjedal (Cannondale). Poi il gruppo, tira la Tinkoff del Pistolero. Caduta. A terra Davide Malacarne (Astana). Contador tira i freni, fora. Si ferma. Ivan Basso stavolta è lì, gli passa la ruota. Il leader riparte, ma intanto l’Astana di Aru allunga. Si giocano il tutto per tutto. A farsi benedire il fair-play, in fondo le corse sono così. Trova la Katusha come alleata (a fine tappa il patron di Contador, Oleg Tinkoff criticherà la scelta delle due squadre aprendo la “faida” in salsa russa). Si avvicina il Mortirolo. Contador insegue a 50”, perde a uno a uno tutti i pretoriani, sfiniti. Inizia la salita: Landa apre le danze e Aru lo segue. Qui Contador dimostra ancora una volta perché mai sarà ricordato tra i grandi del ciclismo.

Non si fa prendere dal panico: conosce il Mortirolo. Inizia una cronometro. Il vantaggio nei primi chilometri non cala. Poi lo spagnolo è come se cambiasse marcia. Piomba sui primi a metà salita. È uno spettacolo. Il Mortirolo è una di quelle salite dove fare velocità è impossibile. Le pendenze, specie nei primi chilometri, superano il 18%. Tu vai a tutta, l’avversario anche. Distacchi non se ne riescono a dare. Il padrone del Giro invece lo ha fatto. Cinquanta secondi in 5 km recuperati al primo e al quarto della generale sono il sigillo a questo Giro, ne diventeranno il simbolo, a meno di cataclismi. Tempo di scalata: 45’07”, 15.7 di media, meglio del 2008 e 53” meno di Landa.

Pazzesca impresa, anche se la tappa è andata a un altro. Lui, il padrone del Giro, per la verità aveva scelto il compagno di avventura che si era trovato sul Mortirolo, il bravissimo olandese Kruijswijk, capace anche di dare diverse trenate al terzetto di testa nel tratto in falsopiano tra il Mortirolo e l’ultima ascesa all’Aprica. Ma Contador non ha fatto i conti con Landa, il terzo della fuga, il gregario diventato capitano sul Mortirolo, quando Aru non è riuscito a tenere il ritmo dei più forti. È affondato Aru, tenuto a galla solo da una grinta eccezionale che è più di una garanzia per il futuro. Ma all’Aprica è arrivato a 2’51” dal gregario. Ora è terzo in classifica a 4’52”. Landa, 25 anni, futuro già scritto del ciclismo spagnolo nelle grandi corse a tappe, è a 4’02”. Quattro chilometri prima del traguardo se n’è andato. Niente da fare per Contador. È umano, nelle gambe qualche scoria di quell’impresa sul Mortirolo gli era rimasta.

@simeoli1972

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