Ritiri estivi e svaghi tutto al passo con la tecnologia

Le abruzzesi divise: alcune fuori regione e altre in zona Solo Zeman è rimasto fedele a se stesso con i gradoni
PESCARA. Estate tempo di calciomercato e di ritiri. Ma mentre le grandi vanno in giro per il mondo a raccogliere soldi con amichevoli di lusso, le altre restano in Italia a lavorare per preparare la nuova stagione che inizierà tra circa un mese. Il Pescara e il Teramo hanno scelto di svolgere una parte della preparazione fuori Abruzzo, la maggioranza invece è rimasta entro i confini. I biancazzurri sono andati fino a Boario Terme, in Lombardia; i biancorossi in Trentino. La Virtus Lanciano è salita a Roccaraso dopo una settimana passata in città. Anche L’Aquila si è spostata di poco, ad Amatrice, in provincia di Rieti, dopo essere stata per anni nelle Marche. Nell’Aquilano è salito il San Nicolò, neopromosso in D, che sta correndo a Castel del Monte. Il Chieti, invece, ha scelto la continuità, trasferendosi a Colledimezzo, sul lago di Bomba, dove era già stato negli anni scorsi.
Lavoro fisico, oltre che tecnico e tattico, in linea con le metodologie moderne. E’ cambiato il calcio nel corso degli anni, anche i costumi. Venti anni fa gli allenamenti in ritiro erano diversi. Anche i passatempi. Si giocava a carte, oggi c’è (anche) la playstation. E comunque i social network aiutano i calciatori a trascorrere il tempo fuori dal campo. Oggi basta uno smartphone per immortalare le immagini del ritiro e farle arrivare dall’altra parte del mondo. Un tempo la Lazio dello scudetto di Maestrelli si divertiva ad impallinare con le pistole i lampadari degli alberghi di montagna. Erano gli anni Settanta...
Il calcio moderno non contempla più certe bravate, anche se gli scherzi in albergo sono all’ordine del giorno. Oggi è tutto organizzato da società ad hoc.
Il ritiro estivo è stato stravolto nel corso degli anni sia nelle forme che nei contenuti. Fino a 20 anni fa infatti le squadre, anche quelle più blasonate, pagavano albergo e affitto del campo; da anni, invece, ricevono l’ospitalità gratuita e sostanziosi ingaggi per allenarsi in un posto o nell’altro perché si trascinano dietro molti tifosi. L’Inter a Pinzolo, per fare un esempio, ha richiamato quasi ogni giorni circa 5mila tifosi che si traducono in pernottamenti, pranzi e cene per non parlare poi della cassa di risonanza legata all’esposizione mediatica.
Ma oltre alla forma sono cambiati anche i contenuti. Gli allenatori di fine secolo scorso facevano correre per giorni e giorni i giocatori che dopo un paio di settimane di preparazione in altura erano pronti per affrontare le gare podistiche. Il pallone faceva la sua comparsa saltuariamente nelle prime settimane. E i calciatori avevano le gambe così imballate che facevano fatica a calciare. Ma era un calcio che contemplava un’altra frequenza di impegni. Non c’erano le televisioni a dettare il calendario. E, probabilmente, i preparatori atletici avevano un ruolo più ridimensionato. Oggi ce ne sono un paio in ogni squadra. E il loro avvento ha fatto alzare l’asticella della preparazione diventata molto più metodica, scientifica, quasi tecnologica.
Probabilmente, chi ha cambiato poco è Zdenek Zeman. Ai tempi di Zemanlandia a Foggia facevano notizia i salti sui gradoni che sono stati riproposti anche a Cagliari. E lui sornione che ripete le stesse cose quando si pone l’accento sul lavoro duro che propina ai calciatori: «Non ho mai visto nessuno morire sul campo».
@roccocoletti1
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