Rivoluzione Pescara, ma è un altro fiasco

Epifani cambia sette titolari e vara il 5-3-2, il Carpi fa il colpo con Sabbione Squadra in confusione e impaurita: appena tre punti sulla zona play out
PESCARA. Terza sconfitta consecutiva, la seconda della gestione Epifani. Il punto più basso della stagione che non solo rischia di diventare fallimentare (in caso di ormai probabile mancata qualificazione ai play off), ma di questo passo può trasformarsi in drammatica, calcisticamente parlando. Sono appena tre i punti di vantaggio sulla zona play out con la prospettiva di andare domenica ad Avellino e poi ricevere la visita dell’Empoli. E il Pescara sembra allo sbando. In confusione totale. Senza gioco né anima. Avrebbe bisogno di un elettroshock per destarsi dal torpore in cui è piombato. Nemmeno un ammonito! Al di là del volenteroso finale di partita non c’è niente di buono in questa squadra che continua a infilare delusioni.
Coraggiosa e caparbia negli ultimi minuti, quanto sterile e mediocre sul piano tecnico. Tanti gli errori nei passaggi. Rischia grosso questo Pescara che ora si trova invischiato in una zona di classifica che pensava non appartenergli. C’è da salvare la serie B dopo la disastrosa retrocessione della passata stagione. Delfino mediocre in uno stadio semi-deserto per il recupero vinto dal Carpi che ora può anche alimentare le speranze di entrare nelle prime otto. Gli emiliani hanno ottenuto il massimo con il minimo sindacale, quanto basta per schienare i biancazzurri. Che questa volta Massimo Epifani ha schierato con il 5-3-2. Una rivoluzione se si considera che la disfatta di sabato scorso contro il Parma era maturata con il 4-2-3-1. Una rivoluzione tattica e negli uomini: sette volti nuovi questa volta rispetto all’undici iniziale di tre giorni prima. Un 5-3-2 che, però, ha prodotto un paio di conclusioni dalla distanza di Brugman (14’ del primo tempo) e Falco (42’ della ripresa), oltre al generoso finale. Una tristezza infinità vedere un teatro del calcio come l’Adriatico-Cornacchia popolato di così bassa cifra tecnica. Il Carpi ha fatto il suo, capitalizzando una delle poche azioni lineari costruite con cross di Pachonik dalla destra per l’inserimento di testa di Sabbione in area. Con i biancazzurri a guardare. Appena 11’ e il Pescara è già sotto di un gol, così come era accaduto sabato scorso. Un Pescara che nel giro di dieci giorni è passato dal 4-3-3 di Zeman al 5-3-2 col Carpi, passando per il 4-2-3-1 con il Parma. Tanti giocatori cambiati, eppure la classifica non si è mossa. Nè la squadra ha lasciato intravedere segnali di ripresa. Nelle intenzioni il 5-3-2 con Bunino e Cappelluzzo in attacco avrebbe dovuti cibarsi dei cross degli esterni Fiamozzi e Balzano. Ma il primo non era in giornata, mentre il secondo a sinistra doveva sempre rientrare sul destro nelle poche occasioni in cui è arrivato sul fondo. E nemmeno Brugman era particolarmente ispirato. Ecco, quindi, un Pescara desolante sul piano della qualità. Probabilmente, impaurito, perché si è ficcato in un tunnel pericoloso, risucchiato nella lotta per non retrocedere e senza una bussola. I tre difensori centrali lì dietro per marcare l’ex Melchiorri, poi, non hanno aiutato lo sviluppo dell’azione. Qualcosa di meglio si è visto nella ripresa con l’ingresso in campo di Mancuso al posto di Bunino con l’ex Sambenedettese che ha portato un pizzico di vivacità in avanti. Poca roba per impensierire un Carpi diligente e cosciente dei propri limiti. Fischi al Pescara, insulti a Sebastiani. Ora il finale di stagione fa paura.
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