ROMA E PARIGI QUEI TABÙ DEI CAMPIONI
Ovunque, ma non a Roma. È questo il destino sportivo di Roger Federer, che nemmeno stavolta torna a Basilea con il trofeo degli Internazionali BNL d’Italia. Delle 44 sconfitte all’ultimo atto subite...
Ovunque, ma non a Roma. È questo il destino sportivo di Roger Federer, che nemmeno stavolta torna a Basilea con il trofeo degli Internazionali BNL d’Italia. Delle 44 sconfitte all’ultimo atto subite dallo svizzero in carriera, poco più del nove per cento ha avuto come teatro il Foro Italico. L’interessato minimizza («...per me è un torneo molto bello, ma vale come gli altri»), il pubblico si rassegna dopo averlo sostenuto a gran voce per una settimana e soprattutto ieri, gli organizzatori sperano che nel 2016 venga qui ad attrarre folle innamorate. Resta il fatto che non trovare Roger Federer sull’albo d'oro del Masters 1000 romano sconcerterà i posteri.
Ovunque, ma non a Parigi. Anche Novak Djokovic, che oggi ha dato scacco matto all’eterno avversario con tracotante sicurezza dopo i primi game equilibrati, ha un "buco" da colmare nel curriculum: non ha mai vinto il Roland Garros, che prende il via una settimana dopo Roma. Un fenomeno contronatura considerando che dei nove giocatori che come lui possono vantare almeno due titoli sulla terra rossa romana (i suoi sono quattro) è l'unico a non aver mai festeggiato la vittoria su quella di Parigi. Ed è il solo che ha vinto a Monte Carlo e a Roma ma non allo Slam d’Oltralpe. Con il viatico del trionfo romano, il torneo francese è sicuramente il primo obiettivo del numero 1 al mondo, cui seguirà quello del Grande Slam (Melbourne, Parigi, Wimbledon e New York nella stessa stagione). Ovunque, soprattutto a Roma e Parigi. Maria Sharapova ha faticato ad aver ragione della spagnola Carla Suarez Navarro ma alla fine s’è assicurata il terzo titolo.
Ovunque, basta ci sia spazio. L’enorme successo del torneo 2015 pone il problema della location. Gli attuali impianti sono, secondo FIT e CONI, insufficienti. Si parla di trovare un’area a Fiumicino. Basta che facciano le cose per bene: la grandi opere in Italia attirano troppi appetiti.
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